Sì al sequestro sui beni del manager accusato d’evasione

Pubblicato il 16 gennaio 2016

Con sentenza n. 1376 del 15 gennaio 2016, la Corte di Cassazione, terza sezione penale, ha dichiarato legittimo il sequestro preventivo dei beni personali del presidente del C.d.a. (accusato di evasione fiscale) di una s.r.l. indebitata con l’Erario e sottoposta a procedura fallimentare.

Afferma infatti la Cassazione – respingendo il ricorso del manager – che la confisca diretta del profitto di reato è possibile anche nei confronti della persona giuridica per le violazioni fiscali commesse dal legale rappresentante nell'interesse della società, quando il profitto o i beni direttamente riconducibili a tale profitto siano rimasti nella disponibilità della persona giuridica medesima. Si deve invece escludere la possibilità di procedere a confisca per equivalente di beni della persona giuridica per reati tributari commessi dal legale rappresentante, salva l’ipotesi in cui la persona giuridica stessa sia in concreto priva di autonomia e rappresenti solo uno schermo attraverso cui l’amministratore agisca quale effettivo titolare.

Reati tributari nell'interesse dell’ente. Confiscabili i beni dell’amministratore

Principio di cui – secondo la Suprema Corte – l’ordinanza qui impugnata ha fatto buon governo, valutando che, stante la sottoposizione della società a procedura fallimentare, correttamente si era ritenuto di sottoporre a vincolo i beni dell’amministratore, essendo qui il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti della persona fisica per i reati tributari commessi nell'interesse dell’ente.

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