Trasformazione del collegio sindacale in organo monocratico. Per Siciliotti norma inopportuna e potenzialmente dannosa

Pubblicato il 05 novembre 2011 A Firenze, il 4 novembre 2011 si è tenuto il convegno nazionale "Funzione pubblica ed efficienza tecnica". E’ stata l’occasione, per il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, per affermare che le norme relative al Collegio sindacale che potrebbero essere contenute nel maxi emendamento al ddl stabilità, se confermate, sarebbero un fatto gravissimo. Indebolirebbero il sistema di controlli “che in questi anni di crisi mondiale ha reso possibile evitare al tessuto imprenditoriale del nostro Paese gli effetti distorsivi verificatisi altrove”.

Il presidente Siciliotti si sfoga: “Da sei mesi, ormai, di manovra in manovra, le professioni, come tutte le forze produttive, vivono un clima di incertezza permanente, frutto dall'accavallarsi di misure che appaiono purtroppo spesso estemporanee".

Nelle intenzioni del Governo vi sarebbe dunque la previsione di un solo sindaco per tutte le società con un capitale sociale inferiore ai 10 milioni (quasi la totalità delle imprese italiane). Per Siciliotti è “Una scelta scellerata, motivata con criteri di economicità che non stanno in piedi. Sull'ipotetico sindaco unico, infatti, ricadrebbero tali e tanti nuovi oneri che è facile prevedere che il suo compenso non potrebbe ridursi e che i risparmi per le imprese sarebbero di fatto nulli". Spiega: "Innanzitutto, riducendo da tre o cinque ad uno i membri del collegio sindacale, si eliminerebbe il valore aggiunto derivante da scelte collegiali. La discussione oggi garantita in seno al collegio sindacale porta ad assumere scelte ponderate cui sarebbe gravissimo rinunciare. In secondo luogo, queste norme comporterebbero una grave limitazione al principio di indipendenza come anche un sacrificio del principio di rappresentanza delle minoranze. Tutto ciò dopo che il collegio sindacale ha garantito in questi anni di profonda crisi economica una maggiore tenuta delle imprese italiane, ergendosi a modello di controllo studiato ed apprezzato anche da molti osservatori internazionali”.
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