Accertamento. Valide le presunzioni provenienti da un altro ufficio del Fisco

Pubblicato il 21 gennaio 2011 Una contribuente ricorre in Cassazione per contestare un avviso di accertamento che le era pervenuto dall’ufficio Iva dell’Amministrazione finanziaria sulla base di alcune presunzioni derivanti da indagini Irpef condotte, come metodo induttivo, da un altro ufficio del Fisco.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 1202 del 2011, afferma che l’avviso di accertamento Iva – per infedele dichiarazione - pervenuto alla contribuente è da ritenersi legittimo anche se esso si basa su indagini induttive condotte da un altro ufficio delle imposte dirette.

In tema di Iva, l'infedeltà della dichiarazione, per cui l’ufficio procedere a rettifica, può essere desunta anche dai dati e dalle notizie raccolti da altri uffici – per esempio, quello delle imposte dirette - che a loro volta avevano effettuato accertamenti nei confronti dello stesso contribuente.

Dunque, nessun altra indagine deve essere condotta dall’ufficio Iva, avendo esso a disposizione tutti gli elementi concreti necessari per accertare l’infedeltà della dichiarazione, acquisiti in conformità alla legge e senza doverli presumere.
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