Attività politica e licenziamento discriminatorio

Pubblicato il 05 febbraio 2015 Il sig. Marcello lavora in un sacchettificio non troppo distante dalla propria dimora e così quando va in pausa-pranzo non usufruisce del servizio di mensa aziendale, torna a casa per mangiare. Oltretutto con i colleghi il rapporto è sempre stato difficile. 

Ogni giorno, prima di aprire il portone d’ingresso, apre la cigolante cassetta delle lettere per prendere la posta: oggi è vuota. Poco dopo però il portiere dello stabile gli consegna una raccomandata proveniente dal titolare del sacchettificio. Busta strappata con apprensione e lembi di carta che si confondono sulle mattonelle di graniglia, la più temuta delle raccomandate è giunta a destinazione: licenziamento per motivi economici. 

Il colpo è durissimo anche per un esperto di yoga come Marcello, non lo aiuta nemmeno la tecnica del pranayama. Nel pomeriggio non rientra al lavoro perché è troppo agitato. 

Nei giorni successivi decide di passare all’azione. “Ispettore, qui c’è scritto che i motivi sono economici, ma la verità è un’altra. A dare fastidio sono le mie idee politiche!”. Meglio nascere fortunati che ricchi? L’ispettore del lavoro di turno ha una sensibilità particolare in materia: il colore politico è diverso da quello del lavoratore, ma la passione e il sacrificio sono i medesimi (i maligni dicono che anche a simpatia si assomigliano abbastanza…). 

Approfondisce quanto denunciato dal lavoratore, raccoglie testimonianze, esamina la documentazione aziendale e i flussi bancari, incontra dipendenti e titolare del sacchettificio. Al termine l’ispettore si convince che il licenziamento di Marcello è discriminatorio e non è avvenuto per motivi economici. Così, mediante un provvedimento di disposizione ex art. 14 D.lgs. n. 124/04, intima alla parte datoriale di riprendere in servizio il dipendente. 

Convinto di aver agito a tutela dell’interesse pubblico, l’ispettore ripete l’art. 3 della Costituzione tra sé e sé, come un mantra: “Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzioni di opinioni politiche”.
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