Audizione Senato: Carbone su misure fiscali, caro energia e flat tax per colf e badanti

Pubblicato il 15 aprile 2026

Il 14 aprile 2026 il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, è intervenuto in audizione davanti alla 6ª Commissione Finanze e Tesoro del Senato per illustrare i contenuti e i principali riflessi operativi dei tre decreti legge all’esame di Palazzo Madama: il Dl n. 38/2026 in materia fiscale, il Dl n. 33/2026 sui carburanti e il Dl n. 42/2026, che completa il pacchetto di interventi contro il caro energia.

Nel corso del confronto, Carbone ha delineato gli obiettivi della strategia normativa messa in campo dal Governo, incentrata su tre direttrici: garantire un sostegno immediato a imprese e settori maggiormente colpiti dalle tensioni energetiche, introdurre misure di semplificazione sul piano tributario e assicurare la compatibilità degli interventi con gli equilibri di finanza pubblica e con la disciplina europea sugli aiuti di Stato.

I decreti all’esame del Senato

Nel corso dell’audizione è emerso che i tre provvedimenti seguono una logica diversa ma complementare. Da un lato, i decreti sui carburanti, il Dl n. 33/2026 e il Dl n. 42/2026, mantengono una funzione strettamente emergenziale, perché sono destinati a fronteggiare nell’immediato gli effetti del caro energia attraverso crediti d’imposta, contributi e misure di sostegno rivolte ai settori maggiormente esposti. Dall’altro lato, il Dl fiscale n. 38/2026 si conferma come il testo più aperto a ulteriori interventi parlamentari, e quindi come il principale veicolo normativo su cui potrebbero innestarsi nuove misure in fase di conversione.

Proprio il Decreto fiscale, infatti, si presta ad accogliere emendamenti capaci di ampliare il perimetro dell’intervento iniziale. Tra le ipotesi emerse nel dibattito parlamentare rientra un nuovo tentativo di riapertura dei termini per i decaduti dalla rottamazione-quater, tema già affiorato nei precedenti passaggi legislativi, così come la proposta di introdurre un meccanismo semplificato di prelievo per colf e badanti, con il coinvolgimento delle famiglie come sostituti d’imposta. In questa prospettiva, il Dl 38/2026 non appare soltanto come uno strumento di correzione tecnica del sistema tributario, ma anche come un contenitore politico e normativo nel quale possono confluire misure di semplificazione, di recupero del gettito e di contrasto all’evasione.

Di seguito, prima le principali novità già contenute nel Dl fiscale n. 38/2026 e, successivamente, le proposte emerse nel corso dell’esame parlamentare, su alcune delle quali il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha espresso una sostanziale apertura.

Le novità del Dl fiscale 38/2026

Il Decreto fiscale n. 38/2026 interviene su più fronti del sistema tributario, con l’obiettivo di correggere alcuni profili interpretativi, rendere più chiaro il quadro applicativo e rafforzare gli strumenti di sostegno al tessuto produttivo.

Tra i punti più rilevanti illustrati in Commissione rientra la ridefinizione del regime Iva nelle operazioni permutative, destinata ad applicarsi ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, accompagnata da una clausola di salvaguardia per i comportamenti pregressi. Si tratta di un intervento che incide su un ambito particolarmente delicato, perché riguarda la determinazione della base imponibile in operazioni complesse e suscettibili di ricadute immediate per operatori e professionisti.

Il Decreto chiarisce, inoltre, che il regime degli impatriati non potrà cumularsi con quello dei neo-residenti previsto dall’articolo 24-bis del Tuir, con applicazione dal 2027, così da evitare sovrapposizioni tra agevolazioni e definire in modo più netto il perimetro dei singoli incentivi.

Sul fronte delle operazioni straordinarie viene poi prevista la rateizzazione in cinque anni della tassazione dell’avviamento negativo nelle acquisizioni aziendali che assicurano continuità produttiva e occupazionale, in una logica di alleggerimento fiscale per i processi di riorganizzazione e continuità d’impresa.

A ciò si aggiunge l’esenzione temporanea dalla tassazione degli interessi obbligazionari percepiti dai sistemi di garanzia dei depositanti, prevista fino al 31 dicembre 2028.

Imprese: Transizione 5.0, iperammortamento e Pex

L’audizione ha dato spazio anche alle misure rivolte alle imprese.

Tra queste, il rafforzamento del credito d’imposta “Transizione 5.0”, con possibilità di utilizzo in compensazione entro il 2026, e la rimozione del vincolo relativo all’origine Ue/See per accedere all’iperammortamento sui beni strumentali.

Di particolare rilievo è poi il ripristino pieno del regime Pex e dell’esclusione dei dividendi, mediante l’eliminazione, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, dei requisiti dimensionali introdotti dalla legge di bilancio. Secondo l’impostazione illustrata, la modifica ripristina il quadro precedente sia per le imprese individuali sia per i soggetti Ires, rafforzando la certezza del diritto e la competitività fiscale del sistema.

Le misure che potrebbero entrare nel Dl 38/2026

Accanto alle disposizioni già contenute nel Decreto fiscale, nel corso dell’esame in Commissione è emersa la possibilità di inserire nel testo ulteriori misure attraverso emendamenti parlamentari.

Colf e badanti: verso una ritenuta semplificata con possibile flat tax

Uno dei passaggi politicamente più significativi dell’audizione del 14 aprile 2026 ha riguardato la proposta avanzata dal presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, su un nuovo regime fiscale per colf e badanti.

L’idea nasce da una criticità strutturale: oggi le famiglie datrici di lavoro versano regolarmente i contributi previdenziali, mentre l’Irpef resta a carico del lavoratore domestico, che deve provvedere autonomamente. Proprio in questo snodo si concentrerebbe, secondo quanto riferito in Commissione, un’evasione stimata in circa mezzo miliardo di euro l’anno.

La proposta è quella di introdurre una ritenuta semplificata, con le famiglie chiamate a operare come sostituti d’imposta, sul modello di quanto già accade per altri redditi. Garavaglia ha anche ipotizzato una flat tax specifica per il settore, con aliquote agevolate e progressive nel tempo. Nella ricostruzione emersa a margine dell’audizione, il meccanismo potrebbe partire con un’aliquota del 5%, salire al 10% l’anno successivo e arrivare al 15%.

Carbone ha espresso una valutazione favorevole di principio, sottolineando che la figura del sostituto d’imposta nasce proprio per assicurare l’incasso del tributo nel momento in cui il compenso viene erogato. L’apertura del direttore dell’Agenzia, tuttavia, è stata accompagnata da una condizione chiara: il sistema dovrà essere molto semplice e non potrà tradursi in un aggravio di adempimenti per famiglie che non hanno una struttura amministrativa.

Come potrebbe funzionare

Sul piano operativo, gli scenari ipotizzati sono due.

Il primo prevede un F24 precompilato o preformato, predisposto a partire dalla comunicazione dell’assunzione.

Il secondo immagina un ruolo più forte dell’Inps, che, sulla base dei dati già utilizzati per i contributi, potrebbe calcolare anche una quota fiscale, inviando al datore di lavoro un bollettino complessivo con contributi e imposte.

La misura, se trasformata in emendamento al Dl 38/2026, avrebbe una duplice finalità: far emergere base imponibile oggi non intercettata e, allo stesso tempo, ridurre il peso fiscale effettivo sul lavoro domestico regolare.

Rottamazione: possibile nuova riapertura per i decaduti

Nel pacchetto delle misure che potrebbero confluire nel Dl 38/2026 rientra anche l’ipotesi di una nuova riapertura della rottamazione delle cartelle per i contribuenti decaduti, tema già affiorato nel confronto parlamentare.

La misura, se tradotta in emendamento, allargherebbe ulteriormente il perimetro del decreto fiscale, confermandone il ruolo di contenitore delle principali correzioni in materia tributaria e delle possibili riaperture sul fronte della definizione agevolata.

Carburanti, si valuta il taglio dell’Iva invece delle accise

Sul versante dei decreti emergenziali dedicati al caro energia, il confronto in Commissione ha fatto emergere anche una possibile linea di intervento sul fronte dei carburanti, collocata nel solco delle misure già previste dal Dl n. 42/2026. Al centro della riflessione vi è la possibilità di ridurre i prezzi alla pompa attraverso un eventuale taglio dell’Iva, in alternativa alla leva delle accise.

Nel corso dell’audizione, infatti, è emersa anche una riflessione sulle possibili misure da adottare per contenere il prezzo dei carburanti. La sollecitazione è arrivata sempre dal presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, che ha invitato a valutare, per i prossimi interventi, una strada diversa da quella del taglio delle accise, puntando invece su una riduzione dell’Iva.

L’osservazione parte dalla considerazione che l’intervento sulle accise potrebbe non trasferirsi in modo pieno e immediato lungo tutta la filiera, mentre una riduzione dell’imposta sul valore aggiunto sarebbe percepita in modo più diretto dal consumatore finale al momento del rifornimento.

Su questo punto Vincenzo Carbone non ha chiuso la porta, riconoscendo che una misura sull’Iva potrebbe risultare più immediata alla pompa, pur rinviando ogni valutazione a un approfondimento tecnico da svolgere anche con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Più che una modifica già definita, si tratta dunque di un’indicazione emersa nel confronto parlamentare, che potrebbe orientare eventuali futuri interventi nell’ambito delle misure anti-rincari legate ai decreti sull’energia e sui carburanti.

Dall’audizione emerge così un doppio binario: da un lato i Dl 33 e 42/2026, con una funzione strettamente emergenziale contro gli effetti del caro energia; dall’altro il Dl 38/2026, destinato a restare il principale contenitore degli interventi fiscali e delle possibili correzioni parlamentari. In questo quadro, il passaggio in Senato si conferma decisivo per misurare la portata delle prossime modifiche.
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