Avvocati. Diritto di collazione è compenso, non spesa viva

Pubblicato il 01 giugno 2017

I diritti di collazione degli scritti spettanti agli avvocati non costituiscono spese vive suscettibili di rimborso bensì un compenso professionale, come tale soggetto alle regole stabilite nel Decreto ministeriale n. 55/2014, e, quindi, da ritenersi ricompreso nella liquidazione delle spese operata dal giudice, per come del resto già evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità con ordinanza n. 19945/2015.

Questo, in ogni caso, a prescindere dalla configurabilità di tali competenze nel nuovo assetto stabilito a seguito dell’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico unitamente alle disposizioni che ad esse rinviavano per la determinazione del compenso del professionista.

E’ quanto precisato dai giudici di Cassazione nel testo della sentenza n. 13718, depositata il 31 maggio 2017.

Allegati
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Decreto PNRR 2026: al via l'ISEE automatico

30/01/2026

Controllo a distanza e GDPR: il Garante privacy sui sistemi di monitoraggio della guida

30/01/2026

Ricongiunzione contributiva: come calcolare rate e debito residuo

30/01/2026

Email aziendale attiva dopo il licenziamento? Sanzioni dal Garante Privacy

30/01/2026

Ferie arretrate e assenza dal lavoro: quando il licenziamento è legittimo

30/01/2026

RENTRI, tracciabilità dei rifiuti: l’INL sull’uso dei sistemi GPS

30/01/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy