Consulenti del lavoro: la riforma dell'articolo 18 non è prioritaria

Pubblicato il 27 settembre 2014 Dal convegno organizzato dall'Ordine dei consulenti del lavoro a Erice, il presidente nazionale Marina Calderone lancia un monito: prima di pensare all'articolo 18 ci si concentri su un sistema che sblocchi l'occupazione.

Gli input suggeriti vanno dalla semplificazione dei contratti alla sinergia tra i servizi per l'impiego e i consulenti del lavoro.

Se dopo si vuole riformare l'articolo 18, il contratto unico a tutele crescenti può essere una buona base di partenza.

Il convegno ha visto la partecipazione del segretario generale del ministero del Lavoro, Paolo Pennesi, ma anche dei presidenti delle commissioni lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, e del presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca.

Sull'apprendistato si denuncia l'attuale sistema come ostativo, non aiuta né le imprese né i lavoratori, poiché le competenze sono delle regioni. Pertanto, si dovrebbe far rientrare la materia nella sfera statale.

Anche la riforma della giustizia trova un commento.

La presidente Calderone annuncia la lotta all'intento delle nuove norme di affidare la negoziazione assistita nell'ambito delle cause di lavoro solo agli avvocati.

Infine, nel suo intervento il segretario generale del ministero del Lavoro, Paolo Pennesi, riferisce la creazione di una agenzia unica, nel quadro della riforma degli organismi ispettivi del lavoro, con l'accorpamento delle competenze attualmente divise tra Inps e Inail. Dalle attuali 85 strutture di ispezione del lavoro si passerà ad una ventina.
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