Fisco. Le spese della lite compensabili se i giusti motivi sono dimostrati

Pubblicato il 16 maggio 2011 Un contribuente che in primo grado era stato obbligato a compensare le spese della lite, nonostante la piena soccombenza del Fisco, ricorre dinanzi alla Commissione tributaria regionale pugliese.

La Ctr, con sentenza n. 25/9/11, accoglie il ricorso sostenendo che il ricorrente, in qualità di socio accomandante, non era obbligato a pagare le maggiori imposte accertate nei confronti della Società in accomandita semplice, specie se la cartella di pagamento non gli era mai stata notificata, in virtù del fatto che l’avviso di accertamento probabilmente era stato notificato alla Sas, di cui agli era socio accomandante al 20%. Inoltre, il socio aveva dimostrato di aver dichiarato il maggior reddito di partecipazione che gli era stato imputato “per trasparenza” e di aver pagato la relativa maggiore imposta a titolo di Irpef.

Il ricorso presentato dal contribuente riguardava, nello specifico, il pagamento delle spese processuali dato che, in primo grado, si era stabilita la compensazione delle stesse in virtù del fatto che ricorrevano giusti motivi.

La Ctr Puglia, al riguardo, ha specificato che la generica formula secondo cui “ricorrono giusti motivi per compensare le spese del giudizio”, non è sufficiente a condannare il soccombente al pagamento delle spese processuali. Vi sono una pluralità di casi in cui la locuzione “per giusti motivi” può essere applicata. Tuttavia, è necessario che il provvedimento di compensazione delle spese di lite sia sempre adeguatamente motivato: le ragioni che giustificano il pagamento devono sempre essere inequivocabilmente desumibili dal complesso della motivazione adottata.
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