Immobile in comunione Niente divisione se deprezza le quote

Pubblicato il 14 marzo 2017

Non va diviso l’immobile caduto in comunione ereditaria, qualora il frazionamento dello stesso, da un punto di vista meramente economico, determinerebbe un sensibile deprezzamento del valore delle singole quote, rapportate proporzionalmente al valore dell’intero edificio.

Così ha deciso il Tribunale di Matera in ordine ad una vicenda di divisione ereditaria tra due fratelli, che avevano ereditato dal padre un magazzino.

L’immobile in questione avrebbe potuto essere tranquillamente diviso in due parti simmetriche ed equivalenti per superficie, del tutto autonome e funzionali, con ingressi separati.

Tuttavia – precisano i giudici – il risultato edilizio a seguito di frazionamento, ove autorizzato, avrebbe presentato caratteristiche funzionali sicuramente di valore inferiore ai pregi delle situazioni di partenza, con conseguente deprezzamento dell’immobile.

Alla perdita di valore, vanno poi aggiunti i notevoli prevedibili costi per gli interventi edilizi di divisione (e relative pratiche autorizzatorie). Sicché il valore delle singole quote, al netto di tali ulteriori spese, ne sarebbe uscito dimezzato.

Alla luce di tutto ciò – conclude il Tribunale di Matera con sentenza n. 272 del 6 marzo 2017 – non sussiste nella specie il requisito della “comoda divisibilità” del bene, sicché risulta più vantaggioso procedere all'assegnazione dello stesso a favore di un fratello, determinando l’ammontare del conguaglio a carico dell’altro.

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