Intermittenti, smentito il detto “fatto 30 facciamo 31”!

Pubblicato il 10 marzo 2016

Gli antichi Romani ritenevano che il nome della persona contenesse il destino della stessa; oggi diremmo di trovarci dinanzi a un “attronimo”, cioè di fronte a un nome che si trova in relazione con il lavoro svolto da chi lo porta. Non sappiamo se Oscar Buranti conoscesse l’antico brocardo “Nomen est omen” o il neologismo coniato dal linguista Tullio De Mauro, fatto sta che qualche anno fa ha deciso di fondare la “Oil Service CARburanti srl” e di aprire una stazione di servizio.

Il distributore negli ultimi mesi è sempre più frequentato e Oscar non riesce più a star dietro a pompe, rabbocchi e controlli della pressione: sembra essere ben lontano dall’immobilità luccicante dell’ambita statuetta che porta il suo stesso nome… Così decide di assumere un dipendente da chiamare al lavoro solo nei giorni di maggior afflusso.

Quando dei possibili clienti non chiedono il pieno di nafta ma i plichi di carta, capisce di trovarsi dinanzi agli ispettori del lavoro. A questi non sfugge che Oscar ha adempiuto all’obbligo di informazione preventiva circa la durata e l’entità della prestazione lavorativa del dipendente (art. 15 comma 3 del D.lgs. n. 81/2015), ma nemmeno che negli ultimi tre mesi ha effettuato un’unica comunicazione comprendente 31 giornate di effettivo lavoro: “Oltre la trentesima giornata la comunicazione non vale e il periodo non è coperto (Ministero del Lavoro, Circolare n. 20/2012), quindi scatta la sanzione”, affermano con certezza i funzionari ministeriali.

Oscar cerca goffamente di giustificarsi: “Ma non potete chiudere un occhio? Si dice spesso, fatto trenta, facciamo trentuno!”. “Ma non scherziamo, lei gioca un po’ troppo con le parole – ribattono gli ispettori – il contratto intermittente funziona così”.

“Inter… che?!?”, chiede Oscar. “Il suo dipendente è un lavoratore a chiamata, detto anche intermittente, perché la prestazione lavorativa è caratterizzata da intermittenza, cioè da saltuarietà e discontinuità. Visto che adora i giochi di parole, intermittenza non significa una partita di calcio tra i nerazzurri e una neopromossa!”.

Le considerazioni espresse sono frutto esclusivo dell’opinione degli autori e non impegnano l’amministrazione di appartenenza

Ogni riferimento a persone esistenti e/o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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