SS.UU. penali: intercettazioni come corpo del reato

Pubblicato il 24 luglio 2014 Le Sezioni unite penali, con sentenza n. 32697 del 23 luglio 2014, aprono uno spiraglio sull'uso delle intercettazioni.

I giudici sostengono che la registrazione o la trascrizione della dichiarazione o della comunicazione, quando costituisce essa stessa una condotta criminale, può rappresentare corpo del reato ed essere utilizzata come prova nel processo penale.

Sorregge il principio quanto contenuto nell'articolo 271, comma 3, del Cpp che dispone la distruzione delle intercettazioni effettuate al di fuori dei casi previsti, tranne quando esse rappresentino corpo del reato.

Aggiunge la sentenza, che la qualificazione della comunicazione o conversazione registrata come corpo del reato è possibile solo se integra o esaurisce la fattispecie criminale; è da escludere, invece, quando riguarda un'altra connotazione criminale o ne integra solo un frammento.
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Forze di polizia e riscatto contributivo: dall'Inps una guida alle nuove regole

23/03/2026

INPS: CIS per la consultazione delle integrazioni salariali

23/03/2026

Riforma della disabilità: riaperte le domande fino al 31 marzo

23/03/2026

Reddito di cittadinanza, indebita percezione: sì al carcere da 2 a 6 anni

23/03/2026

Regime impatriati: ok a smart working con datore estero e bonus figli al 40%

23/03/2026

Ambasciate e consolati: nuove regole per la gestione del lavoro nel triennio 2026–2028

23/03/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy