Studi, il primo recupero

Pubblicato il 07 maggio 2008 Dopo la prima stretta sui criteri di accertamento disposta con il decreto legge 233/06, è ora tempo di tracciare un bilancio dell’applicazione degli studi di settore in relazione alle dichiarazioni 2006. Da una ricerca intitolata “Studi di settore: principali evidenze registrate nei periodi d’imposta dal 1998 al 2005” dell’Ufficio studi dell’agenzia delle Entrate emerge che gli studi di settore segnano un primo recupero con le dichiarazioni presentate nel 2006 in relazione al periodo d’imposta 2005. I ricavi medi dichiarati salgono di circa 6.000 euro e i redditi medi di 1.000 euro, anche se restano differenze molto rilevanti tra le somme medie che sono state dichiarate dalle varie categorie. In un quadro complessivo, al primo posto si pongono i notai a quota 436mila euro, i farmacisti con 135 mila euro, mentre nella parte bassa della scala si trovano negozi di abbigliamento, macellai, bar e ristoranti a ridosso di quota 15mila euro. Al di là del calcolo dei redditi medi, l’analisi punta a valutare gli effetti delle prime modifiche introdotte, con il decreto Visco-Bersani, per frenare la crisi degli studi. Nel 2006, infatti, i contribuenti in contabilità ordinaria avevano dovuto fare i conti con l’introduzione dell’accertamento in base agli studi di settore anche a seguito dello scostamento dalle richieste di Gerico in una singola annualità. La ricerca rileva come i contribuenti non congrui si sono adeguati percentualmente di più nel 2005 che nel 2004 con un incremento che seppur lieve sembra testimoniare la maggiore efficacia dello strumento.
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