Sulla differenza di valore originata dal lodo arbitrale si calcola l’imposta di registro

Pubblicato il 08 agosto 2011 Con la sentenza n. 15918 del 2011, la Corte di Cassazione si è pronunciata su una vicenda che aveva visto protagoniste due società che avevano stipulato un contratto di appalto, in seguito ritoccato in aumento per via di un lodo arbitrale. Dato che il contratto era rimasto sconosciuto al Fisco, la sentenza n. 115/2005 della Ctr lombarda aveva dato ragione al contribuente, sostenendo che doveva essere sottoposta a tassazione solo la differenza di valore accertata, senza considerare, ai fini dell’imposta di registro, l’importo originario del contratto concordato tra le parti.

Diversamente pensava l’Amministrazione finanziaria, che riteneva che il contributo andasse rideterminato sull’intero valore dell’operazione. Infatti, per il Fisco l’imposta di registro “doveva essere considerata come imposta di atto e, quindi, per il suo intrinseco contenuto”. L’Ufficio è ricorso in Cassazione, ma con esito negativo.

I Supremi giudici hanno considerato errata la pretesa dell’Amministrazione finanziaria, ribadendo che solo sulla differenza di valore accertata a seguito del lodo arbitrale si poteva andare a calcolare la misura dell’imposta di registro da versare. In nessun caso si poteva far riferimento al contratto di appalto originario, peraltro sconosciuto dal fisco.
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