Via libera a un nuovo quadro europeo che armonizza i reati di corruzione e le relative sanzioni, introducendo obblighi comuni per gli Stati membri.
Tra le principali novità figurano l’ampliamento delle fattispecie penali, il rafforzamento della cooperazione tra autorità e l’introduzione dell’esercizio illecito di funzioni pubbliche, con impatti rilevanti sugli ordinamenti nazionali.
Nella seduta del 26 marzo 2026, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una direttiva che introduce un quadro armonizzato a livello dell’Unione europea (UE) in materia di diritto penale, finalizzato alla prevenzione e al contrasto della corruzione.
Il provvedimento, adottato con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni, rappresenta un intervento organico volto a rafforzare l’efficacia delle misure anticorruzione, con particolare attenzione alle fattispecie transfrontaliere e alla necessità di uniformare le discipline nazionali.
La direttiva stabilisce un elenco comune di condotte che gli Stati membri sono tenuti a qualificare come reati all’interno dei rispettivi ordinamenti.
Tra le principali fattispecie individuate si segnalano:
L'intento perseguito è quello di ridurre le divergenze normative tra gli Stati membri, che possono ostacolare l’efficacia delle indagini e delle azioni repressive.
L’introduzione della fattispecie di esercizio illecito di funzioni pubbliche, in particolare, assume rilievo per l’ordinamento italiano, in quanto reintroduce, seppur in forma non sovrapponibile, un presidio penale analogo all’abuso d’ufficio, abrogato dalla Legge n. 114/2024, imponendo una revisione della attuale disciplina nazionale.
La direttiva adotta un approccio di armonizzazione minima, prevedendo esclusivamente la determinazione dei livelli massimi delle pene applicabili alle fattispecie individuate.
Gli Stati membri mantengono la facoltà di:
In questo modo, si intende garantire un livello comune di tutela, preservando al contempo l’autonomia normativa nazionale.
Un elemento centrale della direttiva è rappresentato dal rafforzamento della cooperazione istituzionale.
In particolare, è previsto un maggiore coordinamento tra autorità competenti degli Stati membri e organismi dell’Unione europea, tra cui:
La direttiva introduce inoltre obblighi specifici in materia di:
Gli Stati membri sono tenuti ad adottare un approccio strutturato e continuativo alla prevenzione della corruzione.
In particolare, la direttiva prevede l’obbligo di:
istituire organismi dedicati, dotati di adeguati requisiti di indipendenza, per la prevenzione e il contrasto della corruzione.
La direttiva dovrà essere formalmente adottata dal Consiglio dell’Unione europea.
Successivamente, entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del pacchetto anticorruzione presentato dalla Commissione europea il 3 maggio 2023, basato sull’articolo 83 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che qualifica la corruzione come reato grave con dimensione transfrontaliera.
Secondo i dati dell’Eurobarometro 2025:
Alla luce di tali evidenze, la direttiva si configura come uno strumento volto a:
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