Legge anticorruzione promulgata, il commento dei penalisti

Pubblicato il 11 gennaio 2019

La legge anticorruzione, definitivamente approvata dal Parlamento il 18 dicembre scorso, ha ottenuto la firma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai fini della relativa promulgazione.

La notizia, diffusa con particolare risalto sul sito del ministero della Giustizia, è stata immediatamente commentata dall’Unione delle Camere penali italiane che, si ricorda, aveva rivolto un appello al Capo dello Stato perché considerasse, con particolare attenzione, i profili di illegittimità costituzionale sottesi alla specifica disposizione contenuta nel Ddl, di modifica dell’istituto della prescrizione del reato.

Dichiarazione dell’UCPI

In una dichiarazione rilasciata il 10 gennaio 2019 dal Presidente UCPI, Gian Domenico Caiazza, viene precisato come la notizia della promulgazione “non toglie nulla allo straordinario valore politico e giuridico dell’appello rivolto dall’Unione delle Camere Penali Italiane e da oltre 150 Docenti universitari perché il Capo dello Stato ne valutasse i plurimi profili di incostituzionalità”.

L’appello – viene spiegato – “mostrava di ben considerare i limiti del sindacato di legittimità sottesi al potere-dovere di promulgazione delle leggi in capo al Presidente, ed esplicitamente rifuggiva da ogni intenzione di condizionarne l’esercizio”.

Da evidenziare, secondo gli avvocati penalisti, il clamoroso precedente, che ha visto, come mai era accaduto, “reagire unanimi, con i penalisti italiani l’intera comunità dei giuristi, e finanche il Consiglio Superiore della Magistratura. E’ stata una semina formidabile, che nel tempo raccoglierà i suoi frutti, contro il giustizialismo populista, in nome dei valori intramontabili delle idee liberali della giustizia penale”.

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