Rendicontazione di sostenibilità 2025: analisi Consob sulle società quotate

Pubblicato il 11 maggio 2026

La sostenibilità è sempre più presente nei modelli di business, nelle strategie aziendali e nella governance delle società quotate italiane. È quanto emerge dal Rapporto Consob sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane 2025, pubblicato in una fase di transizione verso il nuovo quadro normativo europeo.

Il Rapporto analizza, sulla base dell’informativa societaria, i comportamenti che possono segnalare un’effettiva integrazione dei fattori ESG — ambientali, sociali e di governance — nei processi decisionali delle imprese quotate.

L’edizione 2025 tiene conto delle novità introdotte dal D.lgs. n. 125/2024, che ha recepito in Italia la Direttiva CSRD e ha sostituito la precedente dichiarazione non finanziaria con la nuova rendicontazione di sostenibilità, redatta secondo gli standard europei ESRS.

La finalità del Rapporto Consob

Il documento ha l’obiettivo di verificare come le società quotate stiano adeguando la propria informativa e i propri assetti organizzativi alle nuove regole sulla sostenibilità.

L’analisi non riguarda solo la pubblicazione del report, ma anche la qualità dei processi sottostanti: procedure interne, coinvolgimento degli organi societari, analisi di doppia materialità, integrazione degli obiettivi ESG nella strategia e collegamento con le politiche di remunerazione.

In questa prospettiva, la rendicontazione di sostenibilità non è più soltanto un adempimento normativo, ma diventa uno strumento utile per investitori, stakeholder e autorità di vigilanza per valutare rischi, opportunità e capacità dell’impresa di creare valore nel lungo periodo.

Il campione analizzato e le differenze tra imprese

Nel 2025, su 196 società italiane con azioni ordinarie quotate su Euronext Milan, 136 hanno pubblicato una rendicontazione di sostenibilità ai sensi del d.lgs. n. 125/2024. Si tratta di circa il 70% del totale, rappresentativo del 97% della capitalizzazione di mercato.

Il Rapporto si basa su un campione di 60 società, suddivise in due gruppi: 30 società in-scope, che continueranno a essere soggette agli obblighi di rendicontazione, e 30 società out-of-scope, che potrebbero non rientrare più nel perimetro applicativo della disciplina più recente.

La distinzione consente di cogliere l’effetto della regolazione sui processi aziendali. Le società in-scope mostrano assetti più strutturati: sono più frequenti le procedure interne per predisporre la rendicontazione, i piani ESG o di sostenibilità, l’integrazione dei fattori ESG nella strategia e il collegamento con le politiche retributive dei vertici.

Anche la dimensione dei documenti conferma questa maggiore articolazione: la rendicontazione di sostenibilità conta in media 144 pagine, ma arriva a 180 pagine per le società in-scope.

Doppia materialità e temi rilevanti

Uno dei profili centrali della nuova disciplina è l’analisi di doppia materialità, che considera sia l’impatto dei fattori ESG sull’impresa sia gli effetti dell’attività aziendale su ambiente e società.

Secondo Consob, l’80% delle società del campione ha coinvolto gli stakeholder nel processo di valutazione, con particolare riferimento a fornitori, dipendenti, clienti e comunità finanziaria. Il consiglio di amministrazione risulta coinvolto nel 93,3% dei casi, segnale di una crescente attenzione della governance ai temi di sostenibilità.

Tra i temi materiali, i cambiamenti climatici risultano rilevanti per tutte le società analizzate. Tuttavia, solo il 13,3% dichiara di avere già un piano di transizione climatica. Sul fronte sociale, gli impatti sui lavoratori dell’impresa sono considerati rilevanti dall’intero campione, mentre nell’area governance assume rilievo la condotta aziendale.

ESG e remunerazione dei vertici

Il Rapporto conferma anche il rafforzamento del legame tra sostenibilità e politiche retributive. Il 78,3% delle società analizzate ha collegato fattori ESG alla remunerazione variabile degli amministratori delegati.

La quota sale al 90% tra le società in-scope e si attesta al 66,7% tra quelle out-of-scope. Gli indicatori più utilizzati riguardano soprattutto aspetti sociali, come diversità e inclusione, formazione, smart working, soddisfazione della clientela e riduzione degli infortuni sul lavoro, oltre a obiettivi ambientali e di governance.

Un sistema in evoluzione

Nel complesso, il Rapporto Consob evidenzia una trasformazione progressiva dei processi di reporting e della governance delle società quotate italiane. La sostenibilità appare sempre più collegata alla strategia, alla gestione dei rischi e alle decisioni di investimento.

Restano però margini di sviluppo, soprattutto sul piano operativo: i piani di transizione climatica sono ancora poco diffusi e l’utilizzo di sistemi digitali per la raccolta dei dati ESG resta limitato.

La rendicontazione di sostenibilità si conferma quindi uno strumento centrale per leggere l’evoluzione delle imprese quotate e il loro grado di preparazione rispetto alla transizione sostenibile.
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