Sopravvenienze da esdebitamento: non imponibili ai fini fiscali

Pubblicato il 26 marzo 2026

Con l’ordinanza n. 6763 del 20 marzo 2026, la Corte di Cassazione è intervenuta in materia di fiscalità della crisi d’impresa, fornendo precisazioni in tema di trattamento fiscale delle sopravvenienze attive derivanti da accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.fall..

L’intervento della Corte chiarisce il rapporto tra l’art. 88, comma 4-ter, TUIR e l’art. 84 TUIR, con specifico riferimento all’utilizzo delle perdite fiscali.

Sopravvenienze attive da ristrutturazione del debito: non imponibilità  

Il caso esaminato  

La controversia trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento notificato a una società contribuente relativo al periodo d’imposta 2014, con cui l’Agenzia delle Entrate aveva:

In particolare, l’Ufficio aveva ritenuto imponibile la sopravvenienza attiva in quanto l’importo dei debiti stralciati (circa 2,48 milioni di euro) risultava inferiore alle perdite fiscali pregresse (oltre 8,6 milioni di euro).

La Commissione tributaria regionale aveva confermato tale impostazione, ritenendo che la non imponibilità operasse solo per la parte eccedente le perdite.

La questione giuridica  

Il nodo interpretativo rimesso all'esame della Suprema Corte riguarda l’applicazione dell’art. 88, comma 4-ter, TUIR, che prevede un regime di detassazione per le sopravvenienze attive derivanti da procedure di risanamento.

Da chiarire, ossia, se, nel caso in cui la sopravvenienza attiva sia inferiore o pari alle perdite fiscali, essa debba comunque essere assoggettata a tassazione oppure se debba considerarsi integralmente non imponibile, in quanto assorbita dalle perdite disponibili.

La CTR aveva optato per la prima soluzione; la contribuente - ricorrente in cassazione - sosteneva la seconda.

Il principio di diritto enunciato dalla Corte  

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della contribuente e formula il seguente principio di diritto:

«ai sensi dell’art. 88, comma 4ter, t.u.i.r., deve escludersi che costituisca sopravvenienza attiva tassabile non solo l’eccedenza dei debiti stralciati per effetto della ristrutturazione prevista dall’art. 182bis l.fall. (oggi art. 58 CCII) rispetto alle perdite, di periodo e pregresse, calcolate nel loro valore integrale, agli interessi passivi ed agli oneri assimilati, ma anche, nella diversa ipotesi in cui i debiti stralciati siano pari o inferiori alle dette perdite, agli interessi passivi ed agli oneri assimilati, l’importo dei detti debiti, dovendo ritenersi (in tutto o in parte) assorbiti nel monte delle perdite».

Il meccanismo di funzionamento della norma  

La Suprema Corte chiarisce che le perdite fiscali, sia pregresse sia di periodo, devono essere considerate per l’intero importo, senza applicazione del limite dell’80% previsto dall’art. 84 del TUIR. Tali perdite devono essere prioritariamente scomputate dalla sopravvenienza attiva.

In concreto, se la sopravvenienza è inferiore o pari alle perdite, non emerge alcun imponibile. Se invece la sopravvenienza è superiore, l’eccedenza non è comunque tassabile. Ne deriva che la sopravvenienza da esdebitamento non genera, in ogni caso, base imponibile.

La Cassazione fonda la propria interpretazione sulla finalità della norma, volta a favorire il risanamento dell’impresa senza aggravio fiscale, e sul divieto di doppia imposizione.

Una diversa lettura comporterebbe, infatti, sia la riduzione delle perdite riportabili sia la tassazione della stessa componente positiva, in contrasto con l’art. 88, comma 4-ter, del TUIR.

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