Rischio di riciclaggio in Italia. Analisi Mef

Pubblicato il 13 giugno 2019

Valutazione del rischio riciclaggio in Italia ancora molto significativa: la causa è l’uso ancora diffuso del contante e il ruolo del sommerso economico e attività illegali.

E’ quanto emerge dall’Analisi nazionale sui rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo (National Risk Assessment - NRA) effettuata dal Comitato di sicurezza finanziaria (CSF), presieduto dal Direttore Generale del Tesoro, con riferimento al periodo 2014-2018.

Il comunicato stampa n. 115 del 12 giugno 2019 del MEF ne riassume i contenuti.

Due gli obiettivi perseguiti:

Rischio di riciclaggio. Uso del contante

L’analisi ha mostrato che nel nostro paese, nel 2016, il contante è stato lo strumento più utilizzato nei punti vendita: l’86% delle transazioni è avvenuto in contanti rispetto al 79% registrato nell’Area euro. In particolare, il contante viene usato per la maggior parte nei punti vendita di tutte le regioni, con alcune differenze: meno utilizzato al Nord, di più al Centro e al Sud.

Questo rappresenta un fattore contestuale di rischio per il riciclaggio e l’evasione fiscale, anche se si osserva, negli utlimi tempi, una crescita nell’uso di strumenti alternativi alla moneta.

Rischio di riciclaggio. Sommerso economico e attività illegali

I dati comunicano che, nel 2016, sommerso economico e attività illegali avevano un valore di circa 210 miliardi di euro, pari al 12,4 % del PIL.

L’incidenza dell’economia sommersa risulta più elevata nelle seguenti attività: servizi (33,3% nel 2016), commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (23,7% nel 2016), costruzioni (22,7% nel 2016).

Ciò incide significativamente sul rischio riciclaggio nel Paese.

Rischio di riciclaggio. Professionisti

Nel 2014, l’analisi dei rischi nazionali di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo aveva rilevato una risposta non adeguata da parte della categoria dei professionisti alle esigenze di prevenzione del sistema economico e finanziario dall’utilizzo a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Questo era da addebitarsi anche al fatto che l’efficacia dei presidi normativi è risultata attenuata in quanto deve applicarsi ad una categoria di soggetti obbligati - professionisti – che è numerosa e variegata per attività e competenze.

Molti sforzi sono stati compiuti e, ad oggi, si rileva una vulnerabilità abbastanza significativa per la categoria dei notai e una vulnerabilità molto significativa per la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Per quanto riguarda gli avvocati, si registra un basso livello di collaborazione attiva. Anche se non tutti i legali sono esposti allo stesso grado di rischio, sarà necessario un approfondimento ulteriore del giudizio sul rischio.

Una vulnerabilità poco significativa è da addebitarsi ai consulenti del lavoro: la categoria non presenta particolari problematicità con riferimento al riciclaggio, anche se vi sono alcune tematiche legate al lavoro irregolare.

Rischio di riciclaggio. Conclusioni

Nonostante i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, in Italia, siano, rispettivamente, molto significativo e abbastanza significativo, il sistema nel suo complesso è ritenuto capace di rispondere ai rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

I presidi di prevenzione e repressione nazionali di tali fenomeni sono riconosciuti, anche a livello internazionale, pienamente adeguati e ulteriormente rafforzati, grazie alle modifiche normative intervenute successivamente alla prima analisi nazionale dei rischi del 2014.

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