L(avoratore) 104/92

Pubblicato il 19 luglio 2018

L’imprenditore australiano Rupert Dylan Murdoch ha affermato che il denaro probabilmente non riuscirà mai a ripagarci per ciò che noi facciamo per lui: detta da uno degli uomini più ricchi del mondo, la frase lascia spazio a molteplici interpretazioni.

Eppure gli sforzi per accrescere i propri averi non conoscono tregua: e se a Wall Street il denaro non dorme mai, lo stesso accade all’interno della finanziaria in cui lavora Gionni Bassotti. Ma c’è qualcosa che non torna. Gionni, forse anche a causa del suo cognome, viene chiamato con un numero come la matricola che i famosi cani antropomorfi hanno impressa sulla maglietta: i colleghi lo appellano semplicemente “104-92”.

La direzione dell’azienda vuole vederci chiaro, perché i permessi ex Legge n. 104/92 vengono fruiti e sono spesso accompagnati dalla continua autocelebrazione delle proprie gesta ittiche per mezzo di canne, fili e mulinelli di ultima generazione. Così gli amministratori della finanziaria si rivolgono ad una famosa agenzia di investigazione privata, che dopo qualche mese di osservazione consegna un dettagliato dossier.

In effetti, emerge che invece di fruire dei permessi per assistere alla madre anziana, Gionni Bassotti si è dedicato alla pesca light spinning alla trota in torrente. “Ci siamo documentati prima di agire, possiamo verificare l’attività extra-lavorativa svolta dal lavoratore (artt. 2 e 3 della L. n. 300/70; Corte di Cassazione, ordinanza n. 15094 dell’11/06/2018)”, affermano con lucido distacco gli amministratori della finanziaria mentre consegnano al lavoratore la lettera di licenziamento.

“Mi difenderò in ogni modo, si tratta di un equivoco che riuscirò certamente a spiegare – ribatte agitato Gionni Bassotti – se del caso con l’aiuto di sindacati, Ispettorato del Lavoro, magistratura!”. “Il tempo è denaro e noi differentemente dai suoi amati pesci non abbocchiamo facilmente – replica ruvido un amministratore – abbiamo imparato che è bene sospettare di tutti, finché non si riesce a dimostrare che sono innocenti” (“Poirot a Styles Court” di Agatha Christie, edizione italiana Oscar Mondadori 1979).

Le considerazioni espresse sono frutto esclusivo dell’opinione degli autori e non impegnano l’amministrazione di appartenenza

Ogni riferimento a persone esistenti e/o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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