Cnf e Anm su riforma intercettazioni

Cnf e Anm su riforma intercettazioni

E’ iniziato il giro di consultazioni preventivo, per la redazione del decreto legislativo di riforma della disciplina sulle intercettazioni, su delega della Legge n. 103/2017.

Posizione del Cnf

Il 12 settembre 2017, in particolare, si è svolto l’incontro tra il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed il Presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin, ove quest’ultimo, dopo aver espresso apprezzamento sul metodo di lavoro, ha reso nota la sua posizione in ordine alle misure in adozione, seppur ancora provvisorie. “Non si rilevano particolari criticità – sottolinea Mascherin - nell’introduzione della possibilità di richiamo al contenuto invece che al virgolettato, purché si redigano delle linee guida che garantiscano l’omogeneità delle modalità di riassunto sul territorio e che il riassunto stesso sia esaurienteciò sia nell’interesse dell’accusa che della difesa”. Ed ancora, si ritiene necessario inserire “un divieto assoluto di ascolto del difensore” in quanto “l’interesse alla riservatezza deve prevalere su ogni altra considerazione di carattere investigativo. Soprattutto perché l’ipotesi di utilità e utilizzabilità delle intercettazioni tra difensore e assistito è assolutamente rara e poco probabile”. In alternativa al divieto assoluto di ascolto - ha aggiunto Mascherin – ho avanzato l’ipotesi di prevedere che il pm, nella sua richiesta di disporre le intercettazioni dell’utenza dell’indagato, debba illustrare i motivi specifici e gli argomenti a sostegno dell’esistenza di un concreto fumus in diritto e in fatto, che giustifichi anche l’ascolto dell’eventuale colloquio tra avvocato e assistito. Il giudice dovrà conseguentemente poi fornire specifica motivazione nell’autorizzare anche l’ascolto di questi colloqui”.

Posizione dell’Anm

Qualche dubbio in più è stato invece sollevato dall’Associazione nazionale magistrati, specie per quanto riguarda l’introduzione dell’udienza filtro per selezionare le intercettazioni rilevanti da acquisire in dibattimento, separandole dal materiale irrilevante che non può essere utilizzato. Il timore è che detto meccanismo possa ulteriormente dilatare i tempi, andando a cozzare con l’esigenza di assicurare una durata ragionevole del processo. Altro punto critico, secondo i magistrati, è il divieto di riportare negli atti i c.d. virgolettati, da sostituire con i contenuti di sintesi delle conversazioni.

 

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