Direttiva UE contro la corruzione: nuove regole per imprese e PA

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È stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dell’11 maggio 2026 la Direttiva (UE) 2026/1021 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2026, relativa alla lotta contro la corruzione.

La nuova disciplina introduce un quadro normativo europeo più uniforme per contrastare i reati corruttivi nel settore pubblico e nel settore privato. L’obiettivo della direttiva è armonizzare le norme tra gli Stati membri, rafforzare le misure di prevenzione e rendere più efficaci le attività di indagine, azione penale e applicazione delle sanzioni.

La direttiva sostituisce la decisione quadro 2003/568/GAI e la convenzione UE del 1997 sulla corruzione dei funzionari europei e nazionali, aggiornando il sistema europeo anticorruzione e rafforzando gli strumenti di compliance aziendale e prevenzione dei fenomeni corruttivi.

Cosa prevede la Direttiva UE 2026/1021 sulla lotta contro la corruzione  

La Direttiva (UE) 2026/1021 introduce una nuova disciplina europea anticorruzione con l’obiettivo di uniformare le regole applicabili nei diversi Stati membri. Le disposizioni previste definiscono un approccio comune alla prevenzione, all’accertamento e alla repressione dei reati di corruzione nel settore pubblico e nel settore privato.

La direttiva si coordina con la Convenzione ONU contro la corruzione (UNCAC), con la direttiva PIF 2017/1371 sulla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea e con la normativa europea antiriciclaggio, rafforzando il sistema europeo di contrasto alla corruzione.

Quali reati di corruzione vengono disciplinati dalla nuova direttiva  

Il Capo II della Direttiva (UE) 2026/1021 individua in modo dettagliato i reati di corruzione che gli Stati membri devono disciplinare nei rispettivi ordinamenti nazionali. La direttiva distingue innanzitutto tra corruzione nel settore pubblico e corruzione nel settore privato.

Nel settore pubblico rientrano sia la corruzione attiva, cioè la promessa o concessione di vantaggi indebiti, sia la corruzione passiva, relativa alla richiesta o accettazione di tali vantaggi da parte di funzionari pubblici nazionali, europei o internazionali.

Nel settore privato vengono invece sanzionate le condotte poste in essere nell’ambito di attività economiche e commerciali in violazione dei doveri professionali.

La disciplina europea anticorruzione regola inoltre l’appropriazione indebita e il traffico d’influenze, fattispecie differenti dalla corruzione tradizionale perché collegate all’utilizzo improprio del proprio ruolo o della propria capacità di influenza.

Sono previsti anche specifici reati di intralcio alla giustizia e occultamento, riferiti alle interferenze nei procedimenti giudiziari e alla dissimulazione dei beni provenienti da attività corruttive. La direttiva include infine l’arricchimento mediante reato di corruzione, collegato all’utilizzo di beni derivanti da illeciti e alle norme europee in materia di riciclaggio.

Nuove definizioni europee: chi è considerato “funzionario pubblico”  

L’articolo 2 della Direttiva (UE) 2026/1021 amplia la definizione di “funzionario pubblico” ai fini della disciplina anticorruzione europea. La nuova normativa include i funzionari nazionali, i funzionari delle istituzioni dell’Unione europea e i soggetti incaricati di funzioni pubbliche o di servizi di interesse pubblico.

La direttiva considera inoltre funzionari pubblici gli arbitri, i giurati e le persone che svolgono attività di interesse pubblico sotto il controllo delle autorità pubbliche. Una particolare attenzione è riservata ai funzionari di alto livello, categoria che comprende membri dei governi, parlamentari, magistrati e vertici delle istituzioni europee.

Quali sanzioni introduce la Direttiva UE 2026/1021  

La Direttiva (UE) 2026/1021 prevede sanzioni penali e misure accessorie più severe per i reati di corruzione nel settore pubblico e privato.

Per le persone fisiche sono previste pene detentive da 3 a 5 anni di reclusione, oltre a interdizioni dai pubblici uffici, sospensione dalle attività professionali ed esclusione dall’accesso a finanziamenti pubblici, concessioni e gare.

La direttiva introduce inoltre specifiche regole sulla responsabilità delle persone giuridiche, prevedendo obblighi di vigilanza e controllo a carico delle imprese. Per le società coinvolte nei reati di corruzione sono previste multe fino a 40 milioni di euro oppure fino al 5% del fatturato mondiale annuo.

Obblighi per Stati membri, pubbliche amministrazioni e imprese  

Strategie nazionali anticorruzione  

La Direttiva (UE) 2026/1021, nel dettaglio, introduce specifici obblighi di prevenzione della corruzione per gli Stati membri, le pubbliche amministrazioni e le imprese.

Ogni Stato membro dovrà adottare una strategia nazionale anticorruzione, definendo obiettivi, priorità e misure operative, anche attraverso la consultazione della società civile e la valutazione periodica dei rischi corruttivi nei settori maggiormente esposti.

Organismi anticorruzione specializzati  

La direttiva prevede inoltre l’istituzione di organismi anticorruzione specializzati, incaricati delle attività di prevenzione, monitoraggio e repressione dei fenomeni corruttivi. Tali organismi dovranno operare in condizioni di indipendenza e con adeguate risorse tecniche e professionali.

Formazione e cultura della legalità  

Particolare attenzione è riservata alla formazione delle autorità pubbliche, alla sensibilizzazione dei cittadini e alla prevenzione dei conflitti di interesse.

Tutela dei whistleblower  

La disciplina europea rafforza anche la tutela dei whistleblower, richiamando l’applicazione della direttiva UE 2019/1937 sulla protezione dei soggetti che segnalano violazioni del diritto dell’Unione europea.

Indagini, prescrizione e cooperazione tra Stati membri  

La Direttiva (UE) 2026/1021 rafforza gli strumenti investigativi per il contrasto ai reati di corruzione, prevedendo l’utilizzo di strumenti investigativi speciali, anche già impiegati nel contrasto alla criminalità organizzata.

La normativa promuove inoltre la cooperazione tra Stati membri attraverso il coinvolgimento di Europol, Eurojust, OLAF e Procura europea. La direttiva introduce anche nuovi termini minimi di prescrizione per consentire indagini più efficaci sui reati corruttivi e prevede lo scambio di informazioni tramite la piattaforma europea SIENA.

Imprese e modelli di compliance  

La Direttiva (UE) 2026/1021 avrà un impatto significativo sui sistemi di compliance anticorruzione adottati dalle imprese. Le società dovranno rafforzare i controlli interni, i programmi di compliance e i modelli organizzativi anticorruzione, con particolare attenzione agli audit interni, alla gestione dei conflitti di interesse e alla tracciabilità delle decisioni aziendali.

La nuova disciplina europea potrà incidere anche sui modelli previsti dal D.Lgs. 231/2001, rendendo necessario un aggiornamento delle procedure di prevenzione dei reati corruttivi e dei sistemi di vigilanza aziendale.

Quando entrerà in vigore la Direttiva UE 2026/1021  

La Direttiva (UE) 2026/1021 entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Gli Stati membri dovranno recepire le nuove disposizioni entro il 1° giugno 2028.

Per gli obblighi relativi alle strategie nazionali anticorruzione e alla valutazione dei rischi il termine di recepimento è fissato al 1° giugno 2029.

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