17 febbraio 2012

La contribuzione virtuale incombe sul datore di lavoro edile anche dopo la cessazione del contratto a tempo determinato

L’azienda edile Alfa assume con contratto a tempo determinato per la durata di un anno il lavoratore Tizio. Tale assunzione viene motivata nel contratto con la formula: “assunzione dettata da ragioni produttive per aumento di commesse”. Allo spirare del termine l’azienda Alfa non rinnova il rapporto di lavoro con Tizio e quest’ultimo pertanto si ritrova senza occupazione. Dopo un anno dalla conclusione del rapporto, Tizio, rimasto nel frattempo sempre in stato di disoccupazione, viene reso edotto dal proprio legale di fiducia che il contratto concluso con l’azienda Alfa potrebbe essere meritevole di conversione a tempo indeterminato per genericità della clausola giustificativa del termine. Su suggerimento del proprio legale, Tizio si reca così presso gli uffici della DTL ed espone i fatti sopra detti, rappresentando di non aver fino a quel momento avanzato alcuna pretesa, neppure patrimoniale, nei confronti dell’impresa edile Alfa. All’esito del colloquio Tizio chiede che il personale ispettivo accerti comunque la nullità del contratto e riqualifichi di conseguenza il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, giacché se ne avesse la possibilità tornerebbe ben volentieri a lavorare per tale impresa. Successivamente alle attività di verifica gli ispettori accertano la fondatezza della rivendicazione di Tizio e diffidano l’azienda a effettuare gli adempimenti consequenziali: consegna al lavoratore di idonea lettera di assunzione e invio al Centro per l’Impiego del modello UNILAV contenente le indicazioni del rapporto così come riconvertito. È corretto l'operato degli ispettori?
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