Assegnazione agevolata dei beni ai soci

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Assegnazione agevolata dei beni ai soci

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, con il supporto della Commissione per lo Studio dei principi contabili nazionali, ha pubblicato il documento “L’assegnazione dei beni ai soci: trattamento contabile e profili operativi”, nel quale vengono affrontate le problematiche di natura contabili derivanti dall'assegnazione agevolata di beni ai soci.

In vista dell’operazione di assegnazione dei beni ai soci, disciplinata dai commi 115-120 della legge di Stabilità 2016, il Cndcec ha voluto fornire indicazioni operative alle società dal momento che tale operazione può generare una plusvalenza, una minusvalenza oppure essere neutra, a seconda che vi siano differenze o meno tra il valore normale del bene assegnato ai soci e quello contabile.

Il Cndcec, dunque, in vista di tali plus e minusvalenze ha voluto indicare il comportamento contabile ritenuto più corretto alla luce delle disposizioni del codice civile e dei Principi contabili nazionali emanati dall'OIC.

Agevolazioni fiscale dalla Stabilità 2016

La Legge n. 208/2015 ha introdotto, dopo diversi anni, un regime fiscale agevolato per consentire alle società commerciali di assegnare, a determinate condizioni, beni immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri ai propri soci usufruendo di vantaggi sia ai fini delle imposte dirette che indirette.

Nello specifico i commi 115 e 116 prevedono che le società commerciali possano fruire di una tassazione agevolata pari all'8% o “per le società considerate non operative in almeno due dei tre esercizi precedenti a quello dell'assegnazione, cessione o trasformazione” pari al 10,5% della differenza tra il valore normale dei beni assegnati ed il loro costo fiscalmente riconosciuto.

Assegnazione al valore contabile o al valore catastale

Un problema di contabilizzazione si viene a creare quando la società decide di assegnare il bene in base al valore normale, che appunto relativamente agli immobili può essere sostituito dal valore catastale.

Perchè fin quando si assume un valore di assegnazione in misura pari al valore contabile non si viene a rilevare alcuna plusvalenza, né minusvalenza.

Assumendo, invece, un valore di assegnazione pari al valore catastale, quest'ultimo può essere superiore o inferiore al valore contabile e, di conseguenza, si può generare una plusvalenza o una minusvalenza.

Nel documento il Consiglio Nazionale esamina le diverse ipotesi che si possono verificare:

- attribuzione di un bene che ha un valore pari al netto contabile;

- attribuzione di un bene che ha un valore differente, in più o in meno, rispetto al valore netto contabile.

Nel primo caso non si avrebbe alcuna difficoltà di contabilizzazione, cosa che invece subentra nelle ipotesi in cui i valori “reali” dei beni sono differenti dal netto contabile. Dal punto di vista contabile le maggiori difficoltà si riscontrano proprio nel caso in cui il valore di mercato del bene assegnato risulti superiore al valore netto contabile del bene stesso.

Solitamente le società hanno interesse ad assegnare i beni ai propri soci ad un valore catastale superiore a quello contabile, cosicché il maggior valore assoggettato ad imposta sostituiva (pari all’8% oppure al 10,5% per le società che non operative) si traduce in una quota di reddito esente per il socio.

Per questo si ritiene più conveniente l'assegnazione del bene immobile al valore catastale.

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