Contratto a tempo determinato più costoso in caso di rinnovo

Contratto a tempo determinato più costoso in caso di rinnovo

Aumenta il costo del contratto a tempo determinato, detto anche “a termine”, in caso di rinnovo. Infatti, come recentemente previsto dal D.L. n. 87/2018, convertito in L. n. 96/2018 (cd. “Decreto Dignità”), che è intervenuto in maniera importante sull’istituto contrattuale in trattazione, il legislatore ha disposto l’aumento del contributo addizionale NASpI di 0,5 punti percentuali in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in regime di somministrazione, con esclusione dei contratti di lavoro domestico. Si ricorda, al riguardo, che il contributo addizionale NASpI, introdotto dall’art. 2, co. 28, della L. n. 92/2012 (Riforma Fornero), è attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Le modalità di gestione del contributo addizionale sono state esplicitate dall’INPS, con la circolare n. 121 del 6 settembre 2019.

Contratto a termine, quando si configura un rinnovo o una proroga?

Per comprendere quando si applica l’incremento del contributo addizionale dello 0,5%, l’INPS chiarisce quando si configura un rinnovo o una proroga. Quindi:

  • qualora venga modificata la causale originariamente apposta al contratto a termine si configura un rinnovo e non una proroga anche se l’ulteriore contratto segue il precedente senza soluzione di continuità. In tale ipotesi trattandosi di rinnovo l’incremento del contributo addizionale è dovuto;
  • nell’ipotesi in cui le parti abbiano stipulato un primo contratto privo di causale, perché di durata inferiore a 12 mesi, e successivamente abbiano prolungato la durata del contratto oltre i 12 mesi, indicando per la prima volta una causale, si configura una proroga e non un rinnovo. Trattandosi di proroga l’incremento del contributo addizionale non è dovuto.

Contratto a termine, casi di esclusione dell’incremento del contributo addizionale

Restano esclusi dall’applicazione dell’incremento del contributo addizionale NASpI:

  • i rapporti a tempo determinato degli operai agricoli;
  • i rapporti di lavoro contemplati dall’art. 2, co. 29, della L. n. 92/2012;
  • i rinnovi dei contratti di lavoro domestico;
  • i rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dalle pubbliche amministrazioni.

Contratto a termine, la misura dell’incremento del contributo addizionale

Ad ogni rinnovo di contratto di lavoro a tempo determinato, ovvero di somministrazione a tempo determinato, l’incremento dello 0,50% si sommerà a quanto dovuto in precedenza a titolo di contributo addizionale. Ad esempio, nel caso in cui un contratto a tempo determinato venga rinnovato per tre volte, il datore di lavoro interessato dovrà corrispondere il contributo addizionale secondo le seguenti misure:

  • contratto originario: 1,4%;
  • 1° rinnovo: 1.9% (1,4% + 0,5%);
  • 2° rinnovo: 2.4% (1,9% + 0,5%);
  • 3° rinnovo: 2,9% (2,4% + 0,5%).

Sul punto, precisa l’INPS, si considera primo rinnovo contrattuale quello sottoscritto a far tempo dal 14 luglio 2018, anche qualora il contratto a termine sia stato già rinnovato precedentemente alla suddetta data.

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Anche in

  • eDotto.com – Edicola del 2 luglio 2019 - Fondazioni lirico sinfoniche, adeguamento del contratto a termine – Bonaddio
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