Ingresso e lavoro dei cittadini stranieri: pubblicato il decreto legge

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Pubblicato nella gazzetta ufficiale n. 230 del 3 ottobre 2025, ed in vigore dal 4 ottobre 2025, il decreto legge 3 ottobre 2025, n. 146 introduce un pacchetto di misure urgenti in materia di ingresso regolare dei lavoratori stranieri, semplificazione delle procedure per il lavoro subordinato e contrasto allo sfruttamento lavorativo.

Il provvedimento risponde all’esigenza di aggiornare il quadro normativo sull’immigrazione e sull’occupazione dei cittadini stranieri in Italia, garantendo maggiore efficienza amministrativa e tutela dei diritti fondamentali e nasce in un contesto di crescente domanda di manodopera in diversi settori produttivi - in particolare agricoltura, edilizia, assistenza familiare e socio-sanitaria - e dalla necessità di ridurre le distorsioni derivanti dal lavoro sommerso e dal caporalato, fenomeni che negli ultimi anni hanno assunto rilevanza sia economica che sociale.

Il decreto legge n. 146/2025 rappresenta un passo significativo nella strategia di riforma del sistema di ingresso dei cittadini stranieri: rispetto alle precedenti normative, il nuovo decreto introduce infatti procedure digitalizzate e semplificate per la presentazione delle domande di nulla osta al lavoro e rafforza la collaborazione tra amministrazioni pubbliche, imprese e organizzazioni di categoria.

La digitalizzazione dei processi, affidata al portale del ministero dell’Interno, ha lo scopo di accelerare i tempi di esame delle istanze, ridurre il margine di errore e agevolare il monitoraggio delle richieste in base alle quote di ingresso stabilite annualmente dai decreti flussi.

Il decreto, come accennato, è entrato in vigore il 4 ottobre 2025; da tale data, dunque, le nuove procedure e le modifiche al Testo Unico sull’immigrazione sono immediatamente applicabili.

Tuttavia, alcune disposizioni, come la digitalizzazione completa delle procedure di domanda e i controlli automatizzati di veridicità, richiederanno l’adozione di decreti attuativi e strumenti tecnici da parte del ministero dell’Interno e di quello del lavoro.

Contesto e finalità

Il decreto legge 3 ottobre 2025, n. 146 introduce modifiche sostanziali al Testo Unico sull’immigrazione (D.Lgs. 286/1998), nonché a vari provvedimenti più recenti, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia dei canali di ingresso legale e rafforzare il contrasto ai fenomeni di caporalato e sfruttamento lavorativo, ancora diffusi in alcuni settori produttivi italiani, in particolare nell’agricoltura e nel lavoro domestico.

Negli ultimi anni, il sistema italiano di gestione dei flussi migratori ha mostrato infatti limiti significativi in quanto le procedure di rilascio dei nulla osta al lavoro, spesso complesse e frammentarie, hanno determinato ritardi e sovraccarichi burocratici penalizzando sia le imprese che i lavoratori stranieri regolari.

A ciò si aggiunge il persistente fenomeno del lavoro irregolare, favorito dalla lentezza dei processi amministrativi e dalla difficoltà di controllare l’autenticità delle dichiarazioni presentate dai datori di lavoro o dagli intermediari.

Il legislatore ha quindi ritenuto urgente un intervento che rispondesse a due priorità strategiche.

  1. Riformare i canali di ingresso regolare, per allineare le quote di ingresso ai reali fabbisogni del mercato del lavoro italiano, garantendo una maggiore rapidità nella gestione delle domande e una distribuzione equilibrata dei lavoratori stranieri tra i diversi settori economici.
  2. Rafforzare il controllo e la legalità nei processi di assunzione, introducendo strumenti di verifica delle dichiarazioni e tracciabilità delle domande presentate.

Il D.L. 146/2025 si coordina strettamente con il D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico sull’immigrazione), che costituisce il quadro normativo di riferimento per la disciplina della presenza e dell’attività lavorativa degli stranieri in Italia; inoltre, si inserisce nella scia di interventi recenti che avevano già introdotto misure di razionalizzazione dei flussi migratori e potenziato gli strumenti di cooperazione internazionale e di controllo dei flussi.

Uno dei punti cardine del decreto legge 146/2025 è la semplificazione amministrativa dei procedimenti per l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato con cittadini stranieri: gli articoli 1 e 2 del decreto introducono infatti innovazioni di rilievo in materia di nulla osta al lavoro, controlli di veridicità e digitalizzazione delle domande, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa e aumentare la trasparenza dell’intero processo.

Nulla osta al lavoro e controlli di veridicità

L’articolo 1 del decreto modifica diversi articoli del Testo Unico sull’immigrazione, prevedendo l’obbligo per le amministrazioni competenti di effettuare controlli di veridicità sulle dichiarazioni fornite dai datori di lavoro, dalle organizzazioni promotrici e dagli enti ospitanti.

Tali controlli sono disciplinati secondo l’articolo 71 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, che regola la verifica delle autocertificazioni e delle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà; ciò significa che ogni dichiarazione resa ai fini dell’autorizzazione all’ingresso o all’assunzione di un lavoratore straniero potrà essere oggetto di verifica diretta da parte dell’amministrazione.

Questo meccanismo introduce una maggiore responsabilità per i datori di lavoro, i quali dovranno garantire la veridicità dei dati dichiarati, come le condizioni contrattuali, la disponibilità di alloggio, il rispetto delle norme retributive e contributive.

Precompilazione delle domande e limiti numerici

L’articolo 2 del decreto definisce la precompilazione telematica delle domande di nulla osta tramite il portale informatico del ministero dell’Interno, sistema che consente ai datori di lavoro di predisporre e inviare le richieste in modo più rapido ed efficiente, evitando errori formali e duplicazioni di documenti.

Durante la fase di precompilazione, l’amministrazione effettua infatti controlli automatici di veridicità sui dati forniti, garantendo una verifica preventiva delle informazioni anagrafiche, fiscali e lavorative.

E’ anche previsto un limite quantitativo alle domande che ciascun datore di lavoro privato può presentare: fino a tre richieste di nulla osta per anno.

NOTA BENE: questo limite non si applica alle organizzazioni datoriali di categoria riconosciute o ai soggetti abilitati (consulenti del lavoro, associazioni di categoria, patronati), che potranno presentare un numero di richieste proporzionato al volume d’affari, ai ricavi o al numero dei dipendenti dell’impresa assistita.

Lavoro durante l’attesa del permesso di soggiorno

Una delle novità più significative introdotte dal decreto legge 3 ottobre 2025, n. 146 riguarda la possibilità per i cittadini stranieri di svolgere legalmente attività lavorativa anche durante l’attesa del rilascio, rinnovo o conversione del permesso di soggiorno.

Si tratta di un intervento concreto e atteso, che mira a colmare un vuoto normativo e ad allineare l’Italia agli standard europei in materia di tutela dei diritti dei lavoratori stranieri e di semplificazione delle procedure amministrative.

Prima dell’entrata in vigore del D.L. 146/2025, il sistema prevedeva infatti che lo straniero in attesa del rinnovo o del rilascio del permesso di soggiorno potesse rimanere in Italia, ma non sempre fosse chiaro se potesse continuare a lavorare durante il periodo di attesa, soprattutto in caso di ritardi nella lavorazione delle pratiche amministrative.

Questa incertezza creava problemi sia per i lavoratori, che rischiavano di perdere il proprio posto, sia per i datori di lavoro, che si trovavano in una zona grigia dal punto di vista legale.

L’articolo 3 del decreto risolve definitivamente la questione modificando il comma 9 bis dell’articolo 5 del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo Unico sull’immigrazione).

La nuova formulazione stabilisce dunque che lo straniero può soggiornare e lavorare temporaneamente nel territorio dello Stato in attesa del rilascio, rinnovo o conversione del permesso di soggiorno, anche nel caso in cui non venga rispettato il termine di sessanta giorni previsto dalla norma.

Questa disposizione è subordinata al possesso della ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della domanda di rilascio, rinnovo o conversione del titolo di soggiorno, documento rilasciato dal competente ufficio (questura o Sportello Unico per l’immigrazione).

Permessi per casi speciali e misure di inclusione

Accanto alle disposizioni in materia di lavoro, il decreto legge 146/2025 interviene anche sul piano sociale, modificando in modo rilevante la disciplina dei permessi di soggiorno per casi speciali.

Estensione della durata dei permessi di soggiorno

L’articolo 4 del decreto modifica dunque l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione, estendendo la durata dei permessi per motivi speciali da sei mesi a dodici mesi.

La proroga potrà inoltre essere concessa “per il maggior periodo occorrente all’inserimento socio-lavorativo” del titolare del permesso.

Questa modifica ha una portata rilevante: il periodo di validità più lungo consente una maggiore stabilità giuridica e programmazione lavorativa per i beneficiari, che spesso si trovano in situazioni di vulnerabilità (come vittime di violenza, sfruttamento o tratta).

In passato, la durata semestrale dei permessi costringeva infatti i titolari a frequenti rinnovi, con un notevole aggravio burocratico e un’incertezza costante sulla permanenza in Italia.

Con la nuova durata annuale, i beneficiari potranno partecipare con maggiore continuità a percorsi di formazione professionale, tirocini lavorativi e programmi di integrazione, migliorando così le loro prospettive occupazionali e di inserimento stabile nel territorio.

La norma, inoltre, prevede che i titolari del permesso possano accedere a tutte le misure di accompagnamento sociale e lavorativo previste dai piani locali di integrazione, in collaborazione con enti pubblici, associazioni e datori di lavoro.

Accesso all’assegno di inclusione

Un altro elemento innovativo introdotto dal decreto riguarda l’estensione dell’assegno di inclusione - istituito dal decreto legge 4 maggio 2023, n. 48 - anche ai titolari di permessi di soggiorno rilasciati per casi speciali ai sensi dell’articolo 18 e seguenti del Testo Unico.

Con la riforma introdotta dall’articolo 4, i titolari di permessi per motivi speciali potranno dunque accedere all’assegno di inclusione alle stesse condizioni degli altri residenti regolari, senza applicazione delle esclusioni previste dall’articolo 2, comma 2, lettere a) e b) del D.L. 48/2023.

Ingressi fuori quota e assistenza familiare

Tra le misure di maggiore rilievo contenute nel decreto legge 3 ottobre 2025, n. 146 figura l’introduzione di quote straordinarie di ingresso per lavoratori domestici e badanti, destinate all’assistenza di persone con disabilità e grandi anziani.

L’articolo 5 del decreto modifica l’articolo 2, comma 2, del decreto legge 11 ottobre 2024, n. 145 estendendo la possibilità di ingresso “fuori quota” non solo per l’anno 2025, ma anche per ciascuno degli anni dal 2026 al 2028.

Il provvedimento risponde a una tendenza ormai consolidata: l’Italia, come molti altri Paesi europei, sta affrontando un progressivo invecchiamento della popolazione e un aumento del numero di persone non autosufficienti.

Secondo i dati ISTAT, nel 2025 gli over 80 rappresentano circa il 7,8% della popolazione italiana, e oltre 3 milioni di cittadini necessitano di forme continuative di assistenza domestica o sanitaria.

In questo scenario, la domanda di lavoratori domestici stranieri - in particolare assistenti familiari (badanti) - è in costante crescita. Tuttavia, la disponibilità di manodopera regolare attraverso i canali ordinari dei decreti flussi non è sufficiente a coprire il fabbisogno reale, generando ricorso a forme di lavoro irregolare o non dichiarato.

Struttura e ambito di applicazione delle nuove quote fuori quota

La norma stabilisce che, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028, potranno essere autorizzati ingressi “fuori quota” per lavoratori stranieri impiegati nell’assistenza a persone con disabilità o grandi anziani.

Si tratta di un canale preferenziale che riconosce il valore sociale dell’assistenza familiare e mira a garantire continuità nei servizi di cura, anche in presenza di carenze di personale qualificato a livello nazionale.

Le principali caratteristiche della misura sono:

  • validità pluriennale: il periodo di applicazione, esteso fino al 2028, consente una programmazione di medio periodo, superando la logica emergenziale che ha caratterizzato i precedenti decreti flussi;
  • destinazione specifica: i lavoratori ammessi tramite queste quote straordinarie devono essere impiegati in attività di assistenza familiare o socio-sanitaria continuativa;
  • autorizzazione semplificata: le procedure di richiesta del nulla osta seguono il modello telematico semplificato introdotto dagli articoli 1 e 2 del decreto, con controlli di veridicità sulle dichiarazioni e tempi più rapidi di approvazione;
  • compatibilità con le norme di sicurezza e lavoro domestico: i rapporti di lavoro devono rispettare i contratti collettivi nazionali, le disposizioni contributive e previdenziali e le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Volontariato e ricongiungimento familiare

Il decreto legge 146/2025 dedica inoltre due articoli - il 6 e il 7 - a temi di forte rilevanza sociale: la partecipazione dei cittadini stranieri ai programmi di volontariato e il ricongiungimento familiare.

Entrambe le disposizioni rafforzano la dimensione umanitaria e inclusiva del provvedimento, promuovendo la cooperazione civile e il diritto all’unità familiare, principi cardine dell’ordinamento italiano ed europeo.

Programmi di volontariato

L’articolo 6 sostituisce integralmente il comma 1 dell’articolo 27 bis del Testo Unico sull’immigrazione, stabilendo che l’ingresso in Italia di stranieri ammessi a programmi di volontariato di interesse generale e utilità sociale avviene nell’ambito di un contingente triennale fissato con decreto del ministro del lavoro di concerto con i ministri dell’Interno e degli affari esteri.

La norma introduce una pianificazione più stabile e coordinata delle iniziative di volontariato internazionale, prevedendo anche il coinvolgimento del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, istituito dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

Estensione dei termini per i ricongiungimenti familiari

L’articolo 7 interviene invece sull’articolo 29 comma 8 del D.Lgs. 286/1998, estendendo da 90 a 150 giorni il termine massimo per la conclusione delle procedure di ricongiungimento familiare.

Questa modifica risponde a una necessità pratica: le istruttorie per la verifica dei requisiti di reddito, alloggio e parentela richiedono spesso tempi più lunghi, soprattutto nei casi in cui siano coinvolti documenti esteri o verifiche consolari.

L’estensione del termine consente infatti alle amministrazioni di effettuare controlli più accurati, riducendo il rischio di rigetti per motivi formali e garantendo maggiore tutela del diritto all’unità familiare.

Misure di contrasto al caporalato e al reclutamento illegale

Oltre alle misure in materia di lavoro e inclusione, il D.L. 146/2025 dedica particolare attenzione al contrasto del caporalato e delle forme di sfruttamento lavorativo, confermando l’impegno dello Stato nella lotta contro la criminalità nel mondo del lavoro.

L’articolo 8 proroga fino al 2027 il Tavolo operativo interministeriale per la definizione di una nuova strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, istituito con il D.L. 119/2018.

La composizione del Tavolo viene ampliata per includere anche gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che potranno contribuire con competenze ed esperienze maturate nell’assistenza ai lavoratori e nella promozione di percorsi di reinserimento sociale.

Il Tavolo ha il compito di:

  • monitorare le condizioni di lavoro nei settori a rischio;
  • proporre politiche di prevenzione e inclusione;
  • coordinare le attività di ispettorato, forze dell’ordine e autorità giudiziarie;
  • promuovere campagne di sensibilizzazione e formazione.

La proroga e l’ampliamento della composizione del Tavolo rispondono all’esigenza di consolidare una rete di cooperazione tra istituzioni e società civile, elemento chiave per un contrasto efficace allo sfruttamento.

L’articolo 9 modifica poi l’articolo 1, comma 889, della legge di Bilancio 2025, ampliando i soggetti che possono accedere al Fondo per il contrasto del reclutamento illegale di manodopera straniera.

Oltre alle piattaforme telematiche già autorizzate, potranno beneficiarne:

Potenziamento delle strutture di accoglienza

L’articolo 10 introduce una misura di particolare rilievo nel quadro delle politiche di gestione del fenomeno migratorio: la proroga fino al 31 dicembre 2027 delle disposizioni relative al punto di crisi di Lampedusa, già previste dall’articolo 5 bis del decreto legge 10 marzo 2023, n. 20.

Negli ultimi anni, il centro di accoglienza di Lampedusa ha assunto infatti n ruolo strategico nella gestione dei flussi migratori diretti verso l’Italia e l’Unione Europea. La sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, lo rende il principale punto di approdo per migliaia di persone che attraversano il mare in condizioni di estrema vulnerabilità.

Tuttavia, l’intensificarsi degli arrivi, unito alle difficoltà logistiche e alle carenze infrastrutturali, ha posto sotto forte pressione le strutture esistenti, rendendo necessario un intervento strutturale e duraturo.

Il legislatore, con l’articolo 10 del D.L. 146/2025, riconosce l’urgenza di consolidare le capacità operative del centro, assicurando continuità alle misure già avviate nel 2023. La proroga fino al 31 dicembre 2027 permette di completare i progetti di ammodernamento e di potenziamento tecnico-logistico, assicurando un funzionamento più efficiente e rispettoso dei diritti fondamentali delle persone accolte attraverso le seguenti misure.

  1. Potenziare la capacità ricettiva del punto di crisi di Lampedusa, garantendo spazi adeguati per l’accoglienza temporanea dei migranti in arrivo.
  2. Migliorare le condizioni igienico-sanitarie e logistiche del centro, mediante interventi di manutenzione straordinaria e riorganizzazione degli spazi.
  3. Digitalizzare le procedure di identificazione e registrazione, riducendo i tempi di permanenza e migliorando la gestione dei flussi in ingresso.
  4. Rafforzare la cooperazione tra enti locali, autorità di pubblica sicurezza e organizzazioni umanitarie, per una gestione più coordinata delle fasi di soccorso, accoglienza e trasferimento.
  5. Garantire standard più elevati di sicurezza e tutela dei diritti umani, conformemente alle direttive europee in materia di asilo e accoglienza (Direttiva 2013/33/UE e Regolamento UE 2024/1350).

Potenziamento delle strutture di accoglienza, in breve

Ambito di intervento

Descrizione

Obiettivi principali

Effetti attesi

Riferimenti normativi

Oggetto della misura

Proroga delle disposizioni relative al punto di crisi di Lampedusa fino al 31 dicembre 2027.

Garantire continuità operativa nella gestione dei flussi migratori.

Rafforzamento delle capacità di accoglienza e miglioramento della risposta emergenziale.

Art. 10, D.L. 3 ottobre 2025, n. 146.

Contesto

Lampedusa rappresenta il principale punto di approdo per i flussi migratori diretti verso l’Italia e l’UE.

Gestione più efficiente e strutturata delle emergenze migratorie nel Mediterraneo.

Coordinamento interistituzionale tra Ministero dell’Interno, Prefettura di Agrigento, Croce Rossa e ONG.

D.L. 10 marzo 2023, n. 20 – art. 5-bis (convertito con L. 50/2023).

Durata della proroga

Dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2027 (dopo le proroghe già previste fino al 2025).

Consentire il completamento dei lavori infrastrutturali e la stabilizzazione delle attività operative.

Continuità del servizio e pianificazione pluriennale.

D.L. 146/2025, art. 10.

Interventi previsti

Potenziamento tecnico-logistico del punto di crisi: infrastrutture, digitalizzazione, personale e servizi.

Modernizzare e rendere più efficiente il centro di accoglienza.

Miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e della gestione dei flussi.

Piano operativo del Ministero dell’Interno.

Innovazioni gestionali

Introduzione di sistemi digitali per l’identificazione e il monitoraggio dei migranti.

Velocizzare le procedure di registrazione e trasferimento.

Riduzione dei tempi di permanenza nel centro di prima accoglienza.

Regolamento UE 2024/1350; Direttiva 2013/33/UE.

Collaborazioni istituzionali

Coinvolgimento di enti pubblici, organizzazioni umanitarie e autorità europee

Rafforzare la cooperazione multilivello.

Maggiore coordinamento tra enti locali e organismi internazionali.

Accordi interministeriali 2025–2027.

Benefici attesi per il territorio

Miglioramento delle infrastrutture e dei servizi locali, incremento occupazionale.

Sostenere lo sviluppo territoriale e la sicurezza.

Rafforzamento del ruolo di Lampedusa come hub logistico europeo.

Programmi di cofinanziamento UE – Fondi Asilo e Migrazione (FAMI).

Effetti di lungo periodo

Creazione di un modello replicabile per la gestione delle crisi migratorie in altri porti italiani.

Consolidare una gestione stabile e sostenibile dei flussi migratori.

Riduzione dei costi emergenziali e aumento dell’efficienza amministrativa.

Linee guida interministeriali 2026.

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