La Manovra correttiva approda in Gazzetta Ufficiale

La Manovra correttiva approda in Gazzetta Ufficiale

Il Decreto legge n. 50/2017, dopo la firma del capo dello Stato avvenuta con il passaggio in Quirinale, è stato pubblicato sul Supplemento ordinario n. 20 della "Gazzetta Ufficiale" n. 95 del 24 aprile. Si tratta del testo ufficiale della “manovrina” varata dal Governo per aggiustare i conti pubblici dopo le richieste di Bruxelles e raggiungere così l'obiettivo di una correzione strutturale di 3,4 miliardi di euro.

Il provvedimento, le cui disposizioni entrano in vigore dal giorno della sua pubblicazione ufficiale, ha subito un’importante modifica dell'ultima ora: nella versione definitiva, infatti, non ha trovato spazio la cancellazione dell’Imu per le "trivelle".

La questione trivelle

Nella versione definitiva del provvedimento è stata eliminata la norma che cancellava gli arretrati Ici-Imu-Tasi sulle piattaforme petrolifere. Pertanto, su tale questione vale la parola della Corte di Cassazione, che in due sentenze aveva dato ragione ai Comuni costieri stabilendo che le trivelle (119 piattaforme petrolifere censite nel mare italiano) devono pagare le tasse immobiliari arretrate.

Una partita che vale 300 milioni di imposte immobiliari dovute fino al 2016, quando le trivelle sono rientrate nell’esenzione prevista per i macchinari imbullonati delle imprese. Tale norma che era stata, in un primo momento, inserita e poi espunta dalla manovrina era qualificata come "interpretativa", e mirava quindi a cancellare ex post i tributi, ma anche per il contrasto netto con la Cassazione non è sopravvissuta al vaglio dei tecnici.

I numeri della manovrina correttiva

Nel testo del maxi-decreto n. 50/2017 trovano spazio tutti gli aggiustamenti che si rendono necessari per rispettare i "compiti" imposti al nostro Paese dall'Unione Europea.

Il valore della correzione da raggiungere è di 3,4 miliardi sul piano strutturale, che corrisponde ai due decimali di Pil; scende invece a 3,1 miliardi ai fini dell’indebitamento della Pa.

Tale “sconto” trova giustificazione in relazione al diverso trattamento che la Ue riserva alle misure "una tantum", a partire da quelle del pacchetto di interventi destinato alle aree terremotate, che vede l'attivazione di un fondo da 1 miliardo all’anno per tre anni per sostenere gli sconti fiscali e la ricostruzione.

Gli interventi previsti dal provvedimento mirano, inoltre, a ridurre il rapporto tra deficit e Pil per quest’anno al 2,1%, anche se il successivo intervento Eurostat ha fissato l’asticella al 2,4%. Il saldo netto da finanziare non dovrà superare il livello massimo di 56,1 miliardi, mentre il livello massimo di ricorso al mercato sale fino a 310,6 miliardi

Ancora, nel Decreto n. 50/2017 anche il percorso di sterilizzazione delle clausole di salvaguardia Iva, che pesano sui conti del prossimo anno.

Infatti, il peso degli aumenti Iva scende da 19,6 a 15,2 miliardi, con la conseguenza che la dinamica prevista per le aliquote viene ripensata in questo modo: l’aliquota agevolata del 10% salirà nel 2018 dell’1,5% anziché del 3%, mentre quella ordinaria al 22% dovrebbe passare al 25% nel 2018, al 25,4% nel 2019, al 24,9% nel 2020 e al 25% dal 2021. Rinviato sempre al 2019 il ritocco delle accise.

Sul fronte delle spese, invece, è confermato un altro intervento di spending review, che in totale vale circa 600 milioni, di cui 460 milioni arriveranno da tagli selettivi ai ministeri (161 di riduzione di missioni e programmi e altri 299 riducendo alcune tipi di spesa) a cui si aggiunge una mini-rimodulazione del credito d’imposta per le imprese che investono nel Mezzogiorno (cosiddetta “Visco-Sud”).

Split payment allargato ai professionisti

Dalla manovrina appena approvata arriva un miliardo abbondante di Iva in più per il 2017 e 1,5 miliardi annui dal 2018, che saranno frutto dell’allargamento dello split payment soprattutto alle piccole e piccolissime imprese (in totale circa 310mila imprese). A questa platea sono, poi, stati aggiunti anche i professionisti, che finora ne erano esclusi anche perché già soggetti alla ritenuta alla fonte sui loro compensi.

Invece, ora, il meccanismo dello split payment (che si applica quando il committente è una pubblica amministrazione) viene esteso anche alle prestazioni di lavoro autonomo, per cui, a partire dal 1° luglio, l'Iva addebitata in fattura non sarà più pagata al professionista, ma sarà la stessa pubblica amministrazione a versarla direttamente nelle casse dell'Erario.

Dunque, la PA paga al fornitore la fattura al netto dell'Iva, mentre la quota relativa all'Imposta sul valore aggiunto viene versata direttamente dalla pubblica amministrazione nelle casse del Fisco, senza transitare nelle tasche del fornitore.

Dal 1° luglio tale sistema sarà ulteriormente allargato e si applicherà, oltre alle “prestazioni di lavoro autonomo”, anche ai fornitori delle imprese controllate in via diretta o indiretta dallo Stato, a quelle degli enti locali e alle società quotate nel Ftse Mib.

Chiusura liti pendenti

Nell'articolo 11 del Decreto legge n. 50 viene regolamentata la chiusura delle liti pendenti con il Fisco.

Dalla lettura del testo emergono chiaramente i requisiti per procedere. Per accedere alla definizione delle liti è necessario che la costituzione in giudizio in primo grado sia avvenuta entro il 31 dicembre 2016 e che il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

Inoltre, le liti pendenti possono essere chiuse per l'intero importo contestato senza alcun rilievo per la sorte del contenzioso: la convenienza, infatti, sarà ancorata all'esito nel frattempo verificatosi in relazione al grado di giudizio pendente e, in ogni caso, a livello di giudizio di merito sarà ancora possibile perseguire una ipotesi di conciliazione.

Spiega, poi, la Manovra correttiva che vi è possibilità di definire le controversie che rientrano nella giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, mediante il pagamento degli importi contestati con l’atto impugnato e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, al netto delle sanzioni e degli interessi di mora, a condizione che la domanda di definizione sia presentata entro il 30 settembre 2017.

Non è previsto, però, alcuno sconto per il pagamento delle some dovute e il risparmio riguarda solo l'abbattimento di sanzioni e interessi.

Anche in

  • eDotto.com – Edicola del 20 aprile 2017 - Def, no all'aumento dell'Iva – G. Lupoi
Fisco