Ordinamento giudiziario e CSM: la riforma passa al Senato

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Ordinamento giudiziario e CSM: la riforma passa al Senato

Nella seduta del 26 aprile 2022, la Camera ha approvato - con 328 sì, 41 no e 25 astenuti - il disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM.

Il testo, recante "Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura", passa all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Riforma ordinamento giudiziario e funzionamento CSM

La prima parte del provvedimento, in materia di riforma dell'ordinamento giudiziario, delega al Governo la revisione:

  • dei criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi, con riduzione di questi ultimi e previsione di criteri di priorità;
  • del procedimento di approvazione delle tabelle organizzative degli uffici giudiziari;
  • dei criteri di accesso alle funzioni di legittimità;
  • delle procedure di valutazione di professionalità dei giudici togati;
  • della disciplina dell'accesso in magistratura.

La delega è rivolta anche all'istituzione del fascicolo per la valutazione del magistrato e al riordino delle regole del fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili.

Passaggio di funzioni tra giudici e pm: ammesso una volta entro 9 anni

A seguire sono introdotte anche modifiche immediatamente precettive relative:

  • al passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, prevedendosi, come regola generale, che tale passaggio possa essere effettuato una volta nel corso della carriera entro 9 anni dalla prima assegnazione delle funzioni;
  • ai magistrati dell'ufficio del massimario e del ruolo di Cassazione;
  • all'organizzazione degli uffici di giurisdizione e all'incompatibilità di sede per ragioni di parentela o coniugio e di tramutamenti ad altra sede o ufficio;
  • alle funzioni della Scuola superiore della magistratura;
  • agli illeciti disciplinari dei magistrati, con introduzione di nuove condotte e due nuovi istituti (estinzione dell'illecito e riabilitazione).

Stop alle porte girevoli toghe - politica e sistema elettorale

I capi successivi del Ddl contengono, rispettivamente, disposizioni su:

  • status dei magistrati, con particolare riferimento alla loro eleggibilità, all'assunzione di incarichi di governo e al loro ricollocamento al termine del mandato;

  • costituzione e funzionamento del CSM, prevedendo misure che incidono sulla relativa composizione ed organizzazione, sulle attribuzioni, sul sistema elettorale per la nomina dei componenti togati nonché sulla sul loro ricollocamento al termine del mandato.

Rispetto, così, al tema delle cosiddette "porte girevoli politica/magistratura" vengono introdotti il divieto, per i magistrati, di svolgere contemporaneamente funzioni giurisdizionali e carica elettiva e l'impossibilità di rientro in magistratura per chi è stato eletto.

Con riguardo a tale ultimo aspetto, si prevede il collocamento fuori ruolo dei magistrati che abbiano ricoperto cariche elettive mentre i candidati non eletti non potranno, per tre anni, tornare a lavorare nella Regione che comprende la circoscrizione elettorale in cui si sono candidati e in quella in cui lavoravano.

Per quanto riguarda le norme elettorali, il sistema delineato è di tipo misto, binominale con quota proporzionale, e si prevede che la composizione dei collegi territoriali sia effettuata con decreto del ministro della Giustizia, sentito il CSM.

Le candidature possano essere individuali o collegate con quelle di altri e devono essere espresse in un numero non inferiore a 6 per ciascun collegio, nonché rispecchiare la rappresentanza paritaria di genere.