Privacy, i controlli anti-evasione violano i diritti dei cittadini

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Privacy, i controlli anti-evasione violano i diritti dei cittadini

Non ha riscontrato il consenso del Garante della privacy la norma inserita nel Ddl di bilancio per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale.

Sotto accusa da parte di Antonello Soro, a capo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’articolo 86 del Disegno di legge di bilancio, che favorisce l’interconnessione delle banche dati dell’Anagrafe tributaria, soprattutto con l’archivio dei rapporti finanziari, per meglio individuare coloro che non pagano le tasse.

L’articolo 86, infatti, consente all'Agenzia delle Entrate, previa pseudonimizzazione dei dati personali, di avvalersi delle tecnologie e delle interconnessioni con le altre banche dati di cui dispone allo scopo di individuare criteri di rischio utili per far emergere posizioni da sottoporre a controllo ed incentivare l'adempimento spontaneo.

Il Garante ha così inviato, ieri, una memoria alla commissione Bilancio di Palazzo Madama, che sta esaminando la Manovra, per chiedere una riscrittura dell’articolo 86, in quanto ritiene che dia troppi poteri al Fisco in nome della lotta all'evasione. E per farlo deroga ad alcuni diritti in materia di privacy.

Garante privacy: pseudonimizzazione per aggirare la privacy dei cittadini

Soro evidenzia come l’incrocio dei vari database del Fisco, previsto già dal Dl n. 201/2011, non sia una novità e già da tempo viene effettuato. Ciò che ora viene condannato è, invece, il ricorso alla “pseudonimizzazione” dei dati dei contribuenti.

Si tratta, in effetti, di un anonimato solo temporaneo - fa notare il Garante - che non perde la qualifica di dato personale; inoltre i “miliardi di informazioni di dettaglio relative a ogni aspetto della vita privata di tutta la popolazione” non sono al riparo da vulnerabilità.

Il fatto che venga adottato uno pseudonomo, al posto del codice fiscale del contribuente, rende quest’ultimo comunque identificabile senza contare, poi, il fatto che “l'individuazione delle posizioni da sottoporre a controllo e incentivare l'adempimento spontaneo sono di per sé volte all'identificazione del contribuente”.

Garante privacy, limitati i diritti dei contribuenti in nome della lotta all’evasione

Il Garante privacy, inoltre, ritiene che la disposizione oggetto di esame non sembra introdurre elementi di reale utilità rispetto all'azione di contrasto dell'evasione fiscale. La previsione dell'articolo 86 è, piuttosto, una generica limitazione dei diritti esercitabili dal cittadino.

Infatti, preclude la possibilità all’interessato di poter esercitare direttamente il diritto di rettificare dati inesatti, rischiando così di “ostacolare la rilevazione di errori nelle valutazioni prodromiche alle verifiche fiscali, che rischiano di determinare una falsa rappresentazione della capacità contributiva, deviando dunque e depotenziando l'efficacia dell'azione di contrasto dell'evasione fiscale”.

Infine, per il Garante, rientra nei casi di illegittimità, anche la limitazione del diritto di richiedere la cancellazione di dati, illegittimamente acquisiti. Il tutto con un forte rischio per l’Amministrazione finanziaria, che potrebbe essere esposta “a ingenti richieste risarcitorie oltre che a sanzioni amministrative rilevanti”.

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