ExtraUE richiedenti lo status di rifugiato: iscrizione al CPI, disoccupazione e accesso a politiche attive

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ExtraUE richiedenti lo status di rifugiato: iscrizione al CPI, disoccupazione e accesso a politiche attive

A seguito di richieste di chiarimento in merito al requisito della “residenza” ed alla possibilità, per i cittadini extracomunitari richiedenti lo status di rifugiato, di accedere ai servizi ed alle misure di politica attiva del lavoro, l’Anpal, con nota prot. n. 6202 del 23 maggio 2018, ha ricordato che:

  • l’articolo 11, comma 1, lett. c), D.Lgs. n. 150/2015 prevede la “disponibilità dei servizi e misure di politica attiva del lavoro a tutti i residenti sul territorio italiano, a prescindere dalla regione o provincia autonoma di riferimento”;
  • l’articolo 5, comma 3, D.Lgs. n. 142/2015, prevede che per il richiedente protezione internazionale accolto nei centri o strutture a cui sia stato rilasciato il permesso di soggiorno ovvero la ricevuta di richiesta, il centro o la struttura rappresenta luogo di dimora abituale ai fini dell’iscrizione anagrafica;
  • l’articolo 6, comma 7, Testo Unico dell’immigrazione (D.Lgs. 286/1998) prevede che la dimora dello straniero si considera abituale anche in caso di documentata ospitalità da più di tre mesi presso un centro di accoglienza e, pertanto, legittima la richiesta di iscrizione anagrafica presso il Comune dove si trova il centro.

Alla luce di quanto sopra, per l’Anpal il requisito della residenza necessario per accedere ai servizi ed alle misure di politica attiva può essere equiparato, per i titolari/richiedenti protezione internazionale, alla dimora abituale.

Inoltre, l’art. 22, comma 1, D.Lgs. n. 142/2015, prevede che il permesso di soggiorno per richiesta asilo consente di svolgere attività lavorativa, trascorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda per cui va consentito l’accesso ai servizi ed alle misure di politica attiva del lavoro erogati dai CPI.

Allegati Anche in
  • eDotto.com – Edicola del 29 maggio 2018 – Extracomunitario in nero, sanzione penale e amministrativa per il datore – Schiavone