09 marzo 2012

La prestazione del convivente more uxorio nell’impresa familiare

Tizia è titolare e gestrice dell’omonima ditta individuale esercente attività di pizzeria. Per tale ditta lavorano due dipendenti entrambi regolarmente assunti. Dall’anno 2000 Tizia convive, senza essere sposata, con il proprio partner Caio. Quest’ultimo risulta occupato come dipendente presso altra società. Nell’anno 2008 la pizzeria incrementa la propria attività e Tizia chiede a Caio di venire all’occorrenza in pizzeria per servire ai tavoli e per sistemare il locale prima dell’orario di chiusura. Caio accetta volentieri con la prospettiva di aumentare i guadagni. L’occupazione di Caio tuttavia non viene comunicata alla Pubblica Amministrazione. Nel mese di dicembre 2011 il personale ispettivo della DTL effettua un accesso presso la pizzeria e in occasione della verifica constata la presenza al lavoro di Caio e degli altri due dipendenti. Gli ispettori accertano che Caio “aiuta” Tizia in pizzeria dal 2008, all’oscuro della Pubblica Amministrazione. Gli ispettori accertano anche che Tizia e Caio convivono continuativamente da più di 10 anni in forza di una stabile relazione sentimentale. Sulla scorta di tali informazioni il personale ispettivo qualifica Caio come lavoratore in nero e adotta sia provvedimento di sospensione dell’attività, sia maxisanzione per il periodo di lavoro intercorrente tra il 2008 e il 23/11/2010, diffidando Tizia a regolarizzare il rapporto di Caio in qualità di collaboratore familiare. È corretto l'operato degli ispettori?
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