Riforma processo civile, penale e Ufficio del processo: sì definitivo

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Riforma processo civile, penale e Ufficio del processo: sì definitivo

Nella seduta del 28 settembre 2022, il Consiglio dei ministri ha dato il proprio via libera definitivo, all’unanimità, ai decreti legislativi sulla riforma della giustizia civile, di quella penale e sull'Ufficio per il processo.

Si tratta, nel dettaglio, dei decreti contenenti:

  • attuazione della Legge n. 206/2021, recante delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata;
  • attuazione della Legge n. 134/2021, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari;
  • norme sull’Ufficio per il processo (UPP) in attuazione di entrambe le sopra indicate leggi.

Sui testi dei tre decreti si erano da ultimo espresse, in sede consultiva, le Commissioni Giustizia di Camera e Senato.

Soddisfatta dell'approvazione la Guardasigilli, Marta Cartabia, secondo la quale le riforme della giustizia, fondamentali per il Pnrr, sono "riforme importanti e di sistema, che agiscono in profondità e che nel tempo restituiranno al Paese una giustizia più vicina ai bisogni dei cittadini”.

CNF: tempi processi dilatati, diritto di difesa sacrificato  

La notizia del varo definitivo dei decreti legislativi è stata immediatamente commentata anche dal Consiglio nazionale Forense, in una nota pubblicata sul proprio sito internet a firma della presidente, Maria Masi.

Secondo il CNF, i contenuti dei decreti legislativi di attuazione della riforma del processo civile avrebbero tuttavia peggiorato gli esiti, già non pienamente soddisfacenti, cui era giunta la commissione di studio e i gruppi di lavoro.

Evidente, in particolare, sarebbe la distanza dai contributi reiteratamente forniti dall'Avvocatura alla luce delle premesse e delle finalità individuate dal Pnrr.

Per gli avvocati, la contrazione dei tempi medi dei processi non potrà in realtà essere conseguita "perché i correttivi apportati sulle singole norme non solo non sono adeguati, ma rischiano di dilatare ulteriormente la durata dei processi, con un inutile sacrificio delle garanzie di difesa e del contraddittorio".

Nell'insistere sul regime delle preclusioni, ad esempio, verrebbero ampliati gli oneri a carico dei difensori e, quindi, delle parti, in violazione dei principi costituzionali del diritto di difesa e dell’accesso alla giustizia.

Una nota positiva è rivolta, invece, ai decreti attuativi del processo penale, per quel che riguarda il "superamento della visione carcerocentrica della pena attraverso il nuovo sistema della giustizia riparativa". Viene anche evidenziata, tuttavia, la necessità che alla formazione dei mediatori penali contribuisca, oltre alle università, anche l’Avvocatura.

Il Consiglio nazionale forense ha inoltre espresso la propria contrarietà all'estensione del processo a distanza, atteso che, per come scritta, la norma "non solo lascia aperti pericolosi spazi interpretativi, ma trasforma indicazioni normative, determinate dall’emergenza sanitaria, in regole generali".

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