Chiamata non ricevuta

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Chiamata non ricevuta

In tempo di crisi è difficile trovare lavoro e così c’è chi tenta di trasformare in occupazione le proprie passioni per racimolare qualche soldino. Questo almeno è quello che deve aver pensato il giovane Anselmo, studente di veterinaria, quando ha cominciato a frequentare il maneggio denominato “A cavallo d’un caval”.

Così nel giro di breve tempo è passato da saltuario cavalcatore a pagamento ad altrettanto precario palafreniere a chiamata, un cursus honorum non ancora del tutto comprensibile!

Fatto sta che quando all’interno della scuola di equitazione si sono presentati gli ispettori del lavoro, la sorpresa è stata unanime: “Siete venuti per diventare cavalieri del lavoro?”, ha cercato di sdrammatizzare il titolare del maneggio puntando sul proprio cavallo di battaglia, una proverbiale ironia.

I funzionari ministeriali non hanno perso tempo e hanno subito proceduto all’identificazione dei presenti, tra cui il valoroso Anselmo, il cui UNILAV attestava l’assunzione come lavoratore a chiamata; non vi era però traccia di un’altra fondamentale comunicazione anticipata, quella relativa alle giornate di effettiva prestazione del lavoratore (art. 15 comma 3 del D.lgs. n. 81/2015).

Sicché gli ispettori hanno illustrato le conseguenze di tale comportamento illecito: la sanzione per la mancata comunicazione va infatti da euro 400 ad euro 2.400. Il titolare del galoppatoio dovrà attendersi a breve il verbale conclusivo degli accertamenti, non si può certo dire che stia a cavallo…

E Anselmo? Voci ben informate dicono che alla scuola ippica non si sia più fatto vedere, pare sia tornato a studiare veterinaria a tempo pieno: “Passa un giorno, passa l’altro / Mai non torna il prode Anselmo” (Giovanni Visconti Venosta).

Le considerazioni espresse sono frutto esclusivo dell’opinione degli autori e non impegnano l’amministrazione di appartenenza

Ogni riferimento a persone esistenti e/o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

 

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