Cndcec su Manovra 2023: impianto complessivo ok

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Cndcec su Manovra 2023: impianto complessivo ok

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, presieduto da Elbano de Nuccio, ha inviato un documento a Camera e Senato, nel quale si esprime il parere della categoria professionale sull’impianto della nuova Manovra finanziaria per il 2023, attualmente in Parlamento per la sua conversione in legge.

Questo il giudizio del presidente de Nuccio: “Un impianto normativo nel complesso positivo, che ovviamente potrà essere migliorato in sede parlamentare con ulteriori misure frutto anche dei contributi provenienti da parti sociali, categorie professionali e altre organizzazioni”.

Il parere è, quindi, positivo per la categoria professionale per le seguenti ragioni:

  • gli interventi di riduzione della pressione fiscale e, segnatamente gli interventi tesi ad ampliare la platea dei contribuenti ammessi al regime forfettario nonché per le misure di sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti consistenti nella riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e nella riduzione dal 10 al 5 per cento dell'aliquota dell'imposta sostitutiva sulle somme erogate sotto forma di premi di risultato o di partecipazione agli utili d'impresa ai lavoratori dipendenti del settore privato;
  • il quadro di norme teso a consentire il pagamento dei debiti tributari pregressi e la definizione dei contenziosi tributari in essere”.

Il Cndcec avanza, però, anche delle proposte emendative su alcune norme che convincono meno, come, in particolare, quella sulle varie forme di definizione agevolata della pretesa tributaria previste dal disegno di legge

NOTA BENE: Al fine di rendere maggiormente sostenibile il pagamento di quanto dovuto dai contribuenti” i commercialisti propongono la “facoltà di rateizzare il pagamento in un massimo di 28 rate trimestrali (sette anni), per importi dovuti superiori a 30 mila euro e fino a 50 mila euro, e in un massimo di 40 rate trimestrali (dieci anni) per importi dovuti superiori a 50 mila euro”.

Inoltre, i commercialisti fanno richesta di eliminazione della responsabilità solidale dell’intermediario che trasmette la dichiarazione di inizio attività, per la sanzione di 3mila euro prevista a carico del contribuente che, in esito ai controlli dell’Agenzia delle Entrate connessi al rilascio di nuove partite IVA, non abbia risposto all’invito a comparire ovvero non sia riuscito a dimostrare l’effettivo esercizio dell’attività, e che pertanto risulti destinatario del provvedimento di cessazione della partita IVA.

Si tratta di una “Responsabilità del tutto ingiustificata”, a detta dei commercialisti, “non disponendo certo l’intermediario degli strumenti e dei poteri riconosciuti all’Agenzia delle Entrate per verificare l’affidabilità del soggetto che richiede l’attribuzione della partita IVA”.

Ancora, la categoria ribadisce anche la richiesta di una misura che consenta alle banche di liberare una parte del plafond che hanno ancora disponibile per l’acquisizione dei crediti da bonus fiscali, già avanzata nei giorni scorsi in audizione al Senato.

Infine, ribadita anche la richiesta di una norma di interpretazione autentica in tema di bonus fiscali diversi dai Superbonus che, a seguito delle recenti pronunce della Corte di cassazione, chiarisca definitivamente che per i bonus minori non è necessario il riscontro dello stato avanzamento lavori, così come più volte ribadito sia dal MEF che dall’Agenzia delle Entrate.