Contratti di prossimità e deroghe ai limiti quantitativi dei contratti a termine

Il Ministero del Lavoro, con la risposta all’interpello n. 30 del 2 dicembre 2014, si è occupato della possibilità per la contrattazione di prossimità, ex art. 8, D.L. n. 138/2011, convertito dalla Legge n. 148/2011, di derogare ai limiti quantitativi di utilizzo del contratto a tempo determinato.

Il Dicastero ha, innanzitutto, evidenziato che:

- i contratti collettivi sottoscritti a livello aziendale o territoriale possono derogare, con “specifiche intese”, alla disciplina legale e contrattuale collettiva solo nelle materie elencate al comma 2 dell’art. 8 (e fra queste sono presenti anche i contratti a termine);

- l’intervento della contrattazione di prossimità è ammesso solo a fronte di specifiche finalità – che andranno chiaramente indicate nel contratto – e nel rispetto di alcune condizioni.

Con riferimento a quest’ultimo punto, si ricorda che le intese:

- devono essere finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all'adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, all'emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività;

- sono subordinate al rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro.

In conclusione, data la Dir. 1999/70/CE, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato – la quale prevede, tra l’altro, che i contratti a tempo indeterminato sono e continueranno ad essere la forma comune dei rapporti di lavoro fra i datori di lavoro e i lavoratori – per la Direzione Generale dell’Attività Ispettiva, l’intervento della contrattazione di prossimità non potrà comunque rimuovere del tutto i limiti quantitativi previsti dalla legislazione o dalla contrattazione nazionale ma esclusivamente prevederne una diversa modulazione.

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