ICI-ENC, proroga del recupero al 30 settembre 2026

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Il Governo interviene nuovamente sulla disciplina del recupero dell’ICI relativa agli anni 2006-2011, concedendo più tempo ai soggetti obbligati per adempiere agli obblighi dichiarativi.

Con il DPCM 26 marzo 2026 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo 2026, viene infatti modificato il precedente assetto fissato dal decreto del 23 dicembre 2025, introducendo una proroga significativa dei termini.

La misura si inserisce nel più ampio quadro normativo volto a dare attuazione alle decisioni della Commissione europea in materia di aiuti di Stato illegittimi.

Nuova scadenza per la dichiarazione ICI

L’intervento normativo dispone esclusivamente lo slittamento del termine per la presentazione della dichiarazione necessaria al recupero dell’imposta:

  • termine originario: 31 marzo 2026;
  • nuovo termine: 30 settembre 2026.

La modifica è formalizzata attraverso la sostituzione della data contenuta nel DPCM del 23 dicembre 2025.

La proroga, prevista dal DPCM 26 marzo 2026, si è resa necessaria alla luce delle criticità operative segnalate dagli operatori, in particolare legate alla limitata disponibilità di strumenti informatici adeguati per la trasmissione delle dichiarazioni.

Sebbene il DPCM 26 marzo 2026 intervenga esclusivamente sul termine dichiarativo, la proroga produce effetti anche sul versamento, che – in base al DPCM 23 dicembre 2025 – deve essere effettuato entro 30 giorni dalla scadenza della dichiarazione.

Soggetti coinvolti e obblighi

Il recupero riguarda una platea specifica di contribuenti, individuati dall’art. 16-bis del decreto-legge n. 131/2024. In particolare, si tratta di soggetti che:

Tali soggetti sono tenuti a presentare, esclusivamente in modalità telematica, la dichiarazione per il recupero dell’ICI relativa agli anni dal 2006 al 2011.

Aiuti di Stato e obbligo di recupero

La disciplina trova origine nelle decisioni della Commissione europea che hanno qualificato alcune esenzioni ICI come aiuti di Stato incompatibili con il diritto dell’Unione europea.

In particolare, il quadro normativo si fonda su:

  • la decisione della Commissione europea del 2012 (caso SA.20829);
  • la successiva decisione del 2023;
  • la sentenza della Corte di giustizia UE del 6 novembre 2018.

Questi atti hanno imposto allo Stato italiano l’obbligo di recuperare le somme indebitamente non versate.

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