Manovra. Accordo deficit/Pil al 2,4% nel 2019 con incentivi per gli investimenti

Manovra. Accordo deficit/Pil al 2,4% nel 2019 con incentivi per gli investimenti

Dal vertice di ieri in Consiglio dei ministri sono usciti i numeri della prossima Legge di bilancio. La Nota di aggiornamento al Def, così come ora delineata, attende di essere inviata al Parlamento dove verranno definite tutte le misure della Manovra finanziaria per il 2019.

La Manovra è stata definita dal Presidente del Consiglio, Conte, coraggiosa e fortemente incentrata sugli investimenti per la crescita economica del Paese.

Quadro di finanza pubblica riscritto

Il quadro di finanza pubblica è stato nuovamente riscritto dall’ultimo vertice dell’Esecutivo, con un deficit che dal 2,4% previsto per il 2019 passerà al 2,1% nel 2020, fino a scendere all’1,8% nel 2021.

Per ridare slancio all’economia il ministro dell’Economia Tria ha sottolineato la forte volontà del Governo di aumentare il tasso di crescita degli investimenti per diminuire il gap tra l'Italia e la Ue già nel primo anno della Manovra. Ecco, quindi, che nella cifra del 2,4% del deficit/Pil nel 2019 ci sono 0,2 punti percentuali di investimenti addizionali, nel secondo anno (quando il deficit viene stimato al 2,1%) ci sono 0,3 punti di investimenti, mentre nel terzo anno si arriverà a 0,4 punti (con un deficit all'1,8%).

Per quanto riguarda la riduzione del debito messa in programma è stimata una discesa di quattro punti in tre anni: il 2018 si chiude al 130,9% per arrivare al 126,5% nel 2021.

A concorrere alle coperture ci sarà anche una stretta sulle banche. Allo studio ci sarebbero la deducibilità degli interessi passivi, che scenderebbe dall’attuale 100% all’86%.

Capitolo imprese: aiuti per chi investe

Sul fronte imprese, è previsto un rifinanziamento in arrivo per iperammortamento, superammortamento e Industria 4.0, oltre all’abbassamento dell’Ires per chi investe e assume.

Lo schema del nuovo piano Impresa 4.0 prevede una proroga al 2019 con aliquote differenziate in relazione all'entità degli investimenti. I più piccoli avranno benefici maggiori: in sostanza è prevista una corsia privilegiata a favore degli investimenti di taglia minore per andare incontro alle Pmi.

L'iperammortamento sarà più generoso con una maggiorazione del 180%, per chi investe fino a 500mila euro.

Per quanto riguarda il taglio Ires, invece, l’incentivo sarà maggiore per quelle imprese che investono e assumono. Si arriverà ad una Ires tanto più bassa quanto più si reinvestiranno gli utili in assunzioni stabili.

Sospesa l’Iri, sì alla flat tax

Stabilito, al momento, il rinvio (o forse anche l’addio definitivo) all’Iri: l’Imposta sul reddito dell’imprenditore.

La nuova Iri, che sarebbe dovuta entrare in vigore per l’anno d’imposta 2017 e già stata rinviata una volta al 2018, ma con un nulla di fatto. Tale imposta nasceva con l’intento di premiare le piccole e medie imprese che lasciano gli utili in azienda con una tassazione “flat” al 24% allineata all’Ires.

Questa misura non trova conferma nella prossima Manovra, che invece prevede la flat tax per le partite Iva.

Per i contribuenti Iva più piccoli (escluse dunque le società) arriva l’allargamento della platea del regime forfettario: potrà entrare nella tassazione secca al 15% chi avrà ricavi o compensi fino a 65mila euro. Solo dal 2020, dopo il benestare Ue, il tetto ai ricavi potrebbe salire a 100mila euro e la tassazione diventerebbe del 20% sulla quota incrementale di ricavi o compensi oltre i 65mila.

Le ditte individuali e le società di persone sono assimilate alle società di capitali, che si vedranno tagliare l’Ires dal 24 al 15% sugli utili non distribuiti e reimpiegati in nuovi investimenti, assunzioni, ricerca e sviluppo.

Pensione e reddito di cittadinanza

Quanto al reddito di cittadinanza, partirà entro il primo trimestre 2019 (probabilmente ad aprile prossimo); mentre le pensioni di cittadinanza da gennaio 2019 insieme a quota 100, con un minimo di 62 anni di età e 38 anni di contribuzione per anticipare l’uscita dal lavoro.

Queste due misure assorbiranno 9 miliardi di maggiore spesa, mentre un altro miliardo andrà al rafforzamento dei Centri per l’impiego.

Il reddito di cittadinanza dovrebbe attestarsi a 780 euro al mese e dovrebbe essere riconosciuto in presenza di 4 requisiti:

  • ricerca attiva del lavoro;

  • completamento dei percorsi di formazione;

  • involontarietà della disoccupazione;

  • un determinato livello di reddito e ricchezza familiare misurata con l’Isee anche tenendo conto degli immobili di proprietà.

Analogo ammontare per la pensione di cittadinanza, che porterà a 780 euro netti mensili i trattamenti minimi e assegni sociali. Tale misura dovrebbe interessare 6,5 milioni di soggetti, mentre “quota 100” servirà per consentire almeno 400mila nuovi pensionamenti già nel 2019.

Il costo dell’intero intervento si aggira attorno ai 17 miliardi: di cui 7 miliardi per superare la legge Fornero e 10 miliardi per l’assegno da 780 euro.

Il superamento da subito della riforma Fornero dovrebbe vedere la possibilità, e non l'obbligo, di andare in pensione con alcuni anni di anticipo rispetto a quella riforma, senza penalizzazione.

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  • eDotto.com – Edicola del 28 settembre 2018 - Approvata la Nadef. Flat tax dal 2019, più tempo per il reddito di cittadinanza – Moscioni
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