Social bonus ETS, domanda entro il 15 maggio
Pubblicato il 12 maggio 2026
In questo articolo:
- Social bonus: credito d’imposta per le erogazioni liberali
- Progetti di recupero: chi può presentare domanda
- Istanza entro il 15 maggio: documentazione richiesta
- Obblighi di monitoraggio e rendicontazione
- Controlli del Runts e possibili revoche
- Social bonus, misura a sostegno della valorizzazione sociale dei beni
Condividi l'articolo:
Gli enti del Terzo settore interessati ad accedere al social bonus devono prestare attenzione alla prossima scadenza: il termine per la presentazione delle istanze è fissato al 15 maggio 2026.
Si tratta di uno degli appuntamenti annuali previsti per consentire agli Ets di proporre al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali progetti di recupero di immobili pubblici inutilizzati e di beni confiscati alla criminalità organizzata, finanziati attraverso erogazioni liberali agevolate.
La misura, introdotta dall’articolo 81 del Codice del Terzo settore di cui al D.Lgs. n. 117/2017, riconosce un credito d’imposta a favore di chi effettua donazioni in denaro per sostenere tali interventi. L’obiettivo è duplice: favorire il riutilizzo sociale di beni non valorizzati o sottratti alla criminalità e, allo stesso tempo, incentivare il coinvolgimento di cittadini, enti e imprese nel finanziamento di attività di interesse generale.
Social bonus: credito d’imposta per le erogazioni liberali
Il social bonus consiste in un’agevolazione fiscale riconosciuta ai soggetti che effettuano erogazioni liberali in denaro in favore degli enti del Terzo settore impegnati in progetti ammessi dal Ministero.
Il credito d’imposta è pari al:
- 65% delle erogazioni liberali effettuate da persone fisiche;
- 50% delle erogazioni liberali effettuate da enti o società.
Il beneficio non è però illimitato. Per le persone fisiche e per gli enti non commerciali, il credito è riconosciuto entro il limite del 15% del reddito imponibile. Per i soggetti titolari di reddito d’impresa, invece, il limite è pari al 5 per mille dei ricavi annui.
Elemento centrale della disciplina è la destinazione dei beni: gli immobili pubblici inutilizzati e i beni mobili o immobili confiscati devono essere assegnati agli enti del Terzo settore e utilizzati dagli stessi esclusivamente per lo svolgimento di attività di interesse generale, con modalità non commerciali.
Progetti di recupero: chi può presentare domanda
Possono accedere alla procedura gli enti in possesso della qualifica di ente del Terzo settore, chiamati a presentare un progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione dei beni assegnati.
La domanda deve essere trasmessa attraverso l’apposita piattaforma informatica predisposta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, accessibile dal portale dei servizi ministeriali. La piena operatività della misura è stata resa possibile con l’attivazione dell’applicativo “Social Bonus”, nel quale è disponibile anche la modulistica necessaria.
La disciplina attuativa è contenuta nel decreto interministeriale n. 89 del 23 febbraio 2022, che ha definito le regole operative per l’accesso al beneficio. Successivamente, con il decreto n. 118 del 7 luglio 2023, il Ministero ha adottato la modulistica relativa sia alla procedura di individuazione dei progetti ammissibili sia alla rendicontazione delle spese sostenute dagli enti beneficiari.
Istanza entro il 15 maggio: documentazione richiesta
Per partecipare alla procedura, l’ente proponente deve predisporre una domanda completa e corredata da una documentazione articolata.
In particolare, sono richieste le dichiarazioni sostitutive relative al possesso dei requisiti, la scheda anagrafica dell’ente e degli eventuali partner coinvolti, nonché la documentazione progettuale necessaria a consentire la valutazione dell’intervento.
Il progetto deve contenere una descrizione dettagliata delle opere da realizzare, il computo metrico-estimativo dei costi, il cronoprogramma degli interventi, la documentazione relativa all’assegnazione del bene e gli elementi utili a misurare l’impatto sociale delle attività previste.
Assume rilievo, quindi, non soltanto la fattibilità tecnica ed economica dell’intervento, ma anche la capacità del progetto di generare benefici concreti per la collettività, in coerenza con le finalità proprie del Terzo settore.
Obblighi di monitoraggio e rendicontazione
L’ammissione al social bonus comporta precisi obblighi a carico degli enti beneficiari.
Gli Ets devono trasmettere periodicamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali le informazioni relative alle erogazioni liberali ricevute e alle spese sostenute. La rendicontazione ha cadenza trimestrale e consente all’amministrazione di verificare il corretto utilizzo delle risorse acquisite attraverso le donazioni agevolate.
Al termine degli interventi, l’ente è tenuto a presentare un rendiconto finale, corredato dal certificato di collaudo e da una dichiarazione che attesti la conformità delle opere realizzate alla normativa vigente.
La trasparenza nell’utilizzo delle somme ricevute rappresenta un elemento essenziale della misura, anche perché il credito d’imposta riconosciuto ai donatori è collegato alla corretta realizzazione dei progetti ammessi.
Controlli del Runts e possibili revoche
Nel sistema applicativo del social bonus assume particolare importanza anche la fase dei controlli.
Il decreto 7 agosto 2025, n. 125, relativo ai controlli sugli enti del Terzo settore, attribuisce agli uffici del Runts competenti il compito di verificare la regolare fruizione della misura, secondo quanto previsto dal decreto n. 89/2022.
Nell’ambito dei controlli straordinari, gli uffici territorialmente competenti sono chiamati ad accertare che i beni assegnati siano effettivamente utilizzati per lo svolgimento, in via esclusiva, delle attività di interesse generale indicate nel progetto.
Le irregolarità riscontrate vengono comunicate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Quest’ultimo, acquisito il parere dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, può disporre la revoca totale o parziale del provvedimento di approvazione dell’elenco dei progetti ammessi.
La revoca può intervenire, in particolare, quando l’ente responsabile del progetto o uno dei partner perda i requisiti soggettivi richiesti, compresa la qualifica di Ets, oppure non rispetti gli obblighi assicurativi relativi ai volontari coinvolti nelle attività. Rilevano inoltre le gravi irregolarità contabili, l’utilizzo del bene per finalità diverse da quelle dichiarate nel progetto e lo svolgimento delle attività di interesse generale con modalità commerciali.
Resta ferma, nei casi più gravi, la possibilità per gli uffici del Runts di procedere alla cancellazione dell’ente dal Registro unico nazionale del Terzo settore, ai sensi dell’articolo 50 del Codice del Terzo settore, qualora venga accertata la mancanza dei requisiti necessari per la permanenza nel Registro.
Social bonus, misura a sostegno della valorizzazione sociale dei beni
Il social bonus rappresenta uno strumento di rilievo per gli enti del Terzo settore, perché consente di attivare risorse private a sostegno di interventi con una forte ricaduta pubblica.
La possibilità di beneficiare di un credito d’imposta rende più attrattive le donazioni e può agevolare la realizzazione di progetti complessi, soprattutto quando riguardano immobili che necessitano di importanti interventi di recupero.
Per gli enti interessati, tuttavia, la scadenza del 15 maggio 2026 impone una verifica tempestiva della documentazione e dei requisiti richiesti. La corretta predisposizione dell’istanza, la coerenza del progetto con le attività di interesse generale e la capacità di garantire una rendicontazione puntuale sono condizioni decisive per accedere al beneficio e mantenerlo nel tempo.
Ricevi GRATIS la nostra newsletter
Ogni giorno sarai aggiornato con le notizie più importanti, documenti originali, anteprime e anticipazioni, informazioni sui contratti e scadenze.
Richiedila subitoCondividi l'articolo: