Coronavirus. La Giustizia entra nella Fase 2

Coronavirus. La Giustizia entra nella Fase 2

La Giustizia entra oggi nella cosiddetta “Fase 2” per la ripresa in sicurezza delle attività giudiziarie, dopo il periodo di due mesi di sospensione delle udienze e dei termini processuali, avviato a inizio marzo e terminato ieri, 11 maggio.

Per tale seconda fase, la gestione delle attività giudiziarie è stata delegata ai vari capi degli Uffici Giudiziari nel rispetto delle indicazioni generali e degli interventi individuati dal legislatore come di possibile adozione.

Ogni Ufficio, dunque, ha provveduto con proprie linee guida e protocolli ad individuare priorità e modalità di trattazione, mettendo a punto regole diverse da sede a sede.

OCF: stato di agitazione dell’Avvocatura

Una regolamentazione, questa, che non convince l’Organismo Congressuale Forense, favorevole, piuttosto, alla predisposizione di un piano nazionale omogeneo di procedure e risorse, idoneo a mettere in sicurezza la Giustizia e gli ambienti giudiziari.

Posizione ribadita anche da ultimo dall’Ufficio di Coordinamento dell’OCF nella delibera del 10 maggio 2020, con cui si è deciso di proclamare, in via di urgenza, lo stato di agitazione dell’Avvocatura, riservando all’Assemblea la decisione circa le conseguenti iniziative da assumere.

L’Organismo, dopo aver denunciato la totale disomogeneità della disciplina individuata su base territoriale – sarebbero oltre duecento i provvedimenti emanati dai capi dei vari Uffici Giudiziari – ha anche rivolto un appello alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai ministri della Giustizia e delle Finanze per chiedere la costituzione di un tavolo unico per l’avvio di un piano straordinario per la Giustizia.

Ha segnalato, altresì, come si siano moltiplicate le iniziative, anche da parte di magistrati, tese a procrastinare l’avvio delle udienze in considerazione del timore dei contagi e del noto stato di inadeguatezza della gran parte degli edifici in cui sono ubicati i Tribunali e gli Uffici dei giudici di pace.

Di fatto – si legge nelle premesse del documento – “in mancanza di adeguati interventi, è ragionevole e realistico prevedere che le attività giudiziarie non riprenderanno in modo sostanziale ed effettivo in moltissime sedi, quantomeno fino all’inizio del prossimo settembre”.

Con la delibera, l’Organismo ha inteso denunciare pubblicamente la situazione che si è venuta a determinare nonché avviare un monitoraggio su scala nazionale sulla effettività della ripresa delle attività, dando anche mandato al Coordinatore affinché rivolga un appello al Presidente della Repubblica, per un suo autorevole intervento quale garante della Costituzione.

Penalisti: rischio di paralisi della Giustizia penale

Una situazione, questa, denunciata anche dagli avvocati dell’UCPI, secondo i quali l’applicazione non uniforme delle linee guida per la Fase 2, elaborate dai vari Uffici Giudiziari, rischia di determinare la paralisi della giustizia penale.

Per questo, anche l’Unione delle camere penali ha inoltrato una missiva al ministro della Giustizia e al Vice Presidente del CSM, affinché intervengano, in modo immediato ed efficace, con iniziative finalizzate a garantire il ritorno al lavoro, sicuro ed effettivo, dei magistrati e di tutto il personale dell’amministrazione giudiziaria.

CNF: suggerimenti per mediazioni

Da segnalare, infine, che, sempre in considerazione dell’avvio della Fase 2, il Consiglio Nazionale Forense ha messo a punto alcuni suggerimenti operativi indirizzati agli Organismi Forensi per la gestione dei procedimenti di mediazione.

In particolare, considerando la scadenza dell’11 maggio 2020 quale termine ultimo anche del periodo di sospensione dei procedimenti di mediazione, il CNF propone di riprendere il relativo servizio sulla base di alcune indicazioni.

Si suggerisce, così:

  • lo svolgimento del lavoro del personale dipendente anche in modalità smart working, con gestione delle pratiche da remoto e aggiornamento per via telematica degli avvocati e dei mediatori sullo stato delle procedure in corso;
  • il deposito telematico, mediante posta elettronica certificata, delle nuove domande di mediazione e dei documenti relativi ai procedimenti in corso;
  • la fissazione di un nuovo incontro per i procedimenti per i quali gli incontri precedentemente fissati siano stati rinviati a data da destinarsi;
  • la rinnovazione della convocazione delle parti e dei difensori nei procedimenti in corso ove il primo incontro sia stato rinviato, con modalità che assicurino l'avvenuta ricezione della comunicazione da parte dei destinatari;
  • l’adozione, in via preferenziale, delle modalità degli incontri di mediazione da remoto e, in mancanza di queste ultime modalità, definizione delle regole di svolgimento degli incontri con la presenza delle parti, previa intesa con le istituzioni sanitarie.

Nei giorni scorsi, il Consiglio Nazionale Forense aveva inoltrato una missiva al Guardasigilli, per chiedere, con riferimento alla Fase 2, una ripresa dell’attività giudiziaria “in sicurezza”; nella lettera, erano state suggerite anche alcune misure, come la riduzione degli accessi alle cancellerie, la sanificazione dei Tribunali, la calendarizzazione dei procedimenti.

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  • edotto.com – Punto & Lex del 5 maggio 2020 - Coronavirus. Giustizia: indicazioni sulla Fase 2 – Pergolari
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