Fattura generica? Costi deducibili se la CTR non motiva

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Fattura generica? Costi deducibili se la CTR non motiva

Ribaltata, dalla Cassazione, la sentenza con cui la CTR aveva confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso a carico di una Srl sulla base di costi ritenuti indeducibili dal reddito d’impresa e di relative fatture recanti causali e indicazioni considerate generiche.

La Commissione tributaria regionale aveva giudicato che la società contribuente non avesse fornito prove sufficienti riguardo alle prestazioni a cui si riferivano le fatture asserite come generiche e non probanti i costi inerenti all’attività svolta.

La Srl si era quindi rivolta alla Suprema corte, lamentando, tra gli altri rilievi, un’omessa e insufficiente motivazione in relazione alla prova offerta con riguardo all’inerenza dei costi di cui alle operazioni documentate con le citate fatture.

Deducibilità dei costi da fatture con causali e indicazioni generiche

Con ordinanza n. 36097 del 23 novembre 2021, la Corte di cassazione ha ritenuto fondata la predetta censura: la sentenza impugnata non aveva fornito alcuna spiegazione sull’irrilevanza della documentazione allegata dalla contribuente, pervenendo a una motivazione contraddittoria ed escludendo la prova dell’inerenza dei costi senza considerare l’attività svolta dalla società e il servizio a cui si riferivano le fatture in esame.

Gli Ermellini, in proposito, hanno richiamato i principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità e attinenti, da un lato, al valore della fattura ai fini della deducibilità dei costi, alla possibilità di integrarne il contenuto per ottenere, comunque, il beneficio riconosciuto dalla disciplina fiscale e, in generale, ai requisiti necessari per ottenere la deducibilità degli oneri sostenuti dal contribuente per la produzione del reddito.

Dall’altro, hanno ribadito i principi espressi rispetto alle ipotesi di fatture che l’Ufficio finanziario assume non veritiere e al relativo regime probatorio.

CTR tenuta a spiegare l’irrilevanza della prova offerta dal contribuente

Applicando i predetti principi alla vicenda in esame, era evidente che la CTR avesse preso in considerazione la fattura prodotta dalla parte contribuente nella quale si precisava che la stessa riguardava “prestazioni di manodopera relative a operazioni di carico e scarico e di sistemazione di materiali”, considerandone l’insufficienza ai fini probatori senza, però, procedere al relativo e compiuto esame.

Peraltro, l’elemento sospetto che l’Amministrazione finanziaria aveva ipotizzato – vale a dire l’identità fisica del legale rappresentante delle società riportate in fattura – non era stato esaminato dal giudice di appello né comunque ne era stata dedotta la sua decisività.

La Sezione tributaria civile della Cassazione, ciò posto, ha accolto il motivo di ricorso sollevato dalla contribuente e cassato, con rinvio, la decisione impugnata.

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