Mancato consenso informato ed errato trattamento sanitario: due danni distinti

Il risarcimento del danno da errato intervento medico, non può essere assorbito da quello liquidato per mancanza di consenso informato.

E’ quanto ha affermato la Corte di Cassazione, terza sezione civile, n. 2854 depositata il 13 febbraio 2015, in accoglimento del ricorso presentato da un paziente per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di un errato intervento chirurgico al ginocchio.

Lamentava il ricorrente come, sia in primo che in secondo grado, i giudici avessero ritenuto irrilevante stabilire se la scelta chirurgica operata dalla Casa di Cura, fosse stata o meno opportuna e giustificata (anche in considerazione delle sue particolari condizioni di salute), atteso che tale profilo di responsabilità sarebbe stato del tutto assorbito dalla mancata acquisizione del consenso informato.

Di diverso avviso la Cassazione, secondo cui l’acquisizione da parte del medico del consenso informato, costituisce in realtà, anche ai fini della responsabilità risarcitoria, prestazione altra e diversa rispetto a quella dell’intervento richiestogli.

Il consenso informato ed il trattamento sanitario cui esso fa riferimento, sottostanno infatti a due diritti entrambi fondamentali ma ben distinti tra di loro e rispettivamente, il diritto all’espressa e consapevole adesione al trattamento ed il diverso diritto alla salute. L’autonoma rilevanza della condotta di adempimento della prestazione medica ne impone dunque un’autonoma valutazione rispetto alla vicenda dell’acquisizione del consenso informato, dovendo al riguardo accertarsi, piuttosto, se le conseguenze dannose successivamente verificatesi, siano da considerarsi ad essa causalmente collegabili.

Anche in

  • Il Sole 24Ore – Norme e Tributi, p. 15 - Condotte e danni autonomi - Maciocchi
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