Riforma degli ammortizzatori sociali, importo al rialzo

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Riforma degli ammortizzatori sociali, importo al rialzo

In rialzo gli importi degli ammortizzatori sociali anche a coloro oggi coperti dalla cassa in deroga, destinata a scomparire. Le nuove settimane di CIG (a seconda di settore e dimensione aziendale, si ragiona su 9-12 fino a un massimo di 25-30 settimane di sussidio) sarebbero, almeno nella fase di transizione (calcolata in 1-2 anni), per coloro che oggi non hanno ammortizzatori ordinari, a carico dello Stato.

Tuttavia, manca soltanto una settimana alla scadenza del 31 luglio, di fatto fissata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per i ritocchi previsti sugli ammortizzatori sociali. Con ogni probabilità, per l’attesa riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive si delinea il rinvio a settembre.

Riforma CIG, nodi da sciogliere

Il ministro Orlando, però, non appare in grado di superare due scogli presenti già all’inizio del cammino:

  • le risorse;
  • il meccanismo per garantire gli ammortizzatori anche alle imprese più piccole (sotto i 5 addetti).

Infatti, la dote da 1,5 miliardi recuperata con lo stop anticipato al cash back è chiaramente insufficiente. E il ministero dell’Economia già nelle scorse settimane avrebbe fatto capire di non essere in grado di ricavare questi fondi. L’asticella dovrebbe essere quindi abbassata.

Inoltre, non sarebbe ancora chiaro il link tra sussidi e politiche attive e della formazione; temi su cui invece punta a gran voce la Lega, che, con il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon, invita a realizzare “una riforma completa”, considerando anche le cospicue risorse in arrivo con il Pnrr sul capitolo politiche attive.

Riforma pensioni, il dopo quota 100

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, si sta pensando:

  • a un’estensione della platea dei lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti, magari accompagnato da un rafforzamento del meccanismo “agevolato” d’uscita con uno “sconto” di un anno ogni 10 anni lavorati o agendo sui coefficienti di trasformazione;
  • a una proroga con possibile parziale riconfigurazione dell'Ape sociale;
  • a un probabile prolungamento di Opzione donna, ossia la possibilità di pensionamento anticipato, ma con l'assegno interamente contributivo, per le lavoratrici in possesso di almeno 58 anni d'età (59 se autonome) e 35 di contribuzione.

Molto più pesante sarebbe l'impatto sui conti pubblici di Quota 41, che, secondo i calcoli dell'INPS, costerebbe oltre 4,3 miliardi già nel primo anno fino a superare i 9,2 miliardi nell'ultima annualità di un tratto di percorso decennale.

Stop CIGD e NASpI con décalage soft, le novità

La bozza elaborata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, punta al superamento della cassa integrazione in deroga, e all’utilizzo di due strumenti: la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria.

Per quest’ultima le attuali causali (riorganizzazione, crisi aziendale e contratto di solidarietà) verrebbero ampliate con la reintroduzione della cessazione d’attività, e l’introduzione di una nuova fattispecie (crisi locale o settoriale ovvero riorganizzazione, conversione, rinnovo dell’attività in ragione di un adeguamento determinato da fattori di mercato o da esigenze transizionali).

Con l’estensione della cassa integrazione ordinaria o straordinaria alle aziende che finora hanno fatto ricorso alla cassa in deroga, il problema è quello di far pagare una contribuzione a quei datori di lavoro che finora hanno potuto contare sulla copertura della fiscalità generale.